Casate e Kabobo

Il duplice delitto di Casate di questa mattina dopo il rogo di Vittoria e dopo il duplice suicidio di Civitanova Marche raccontano un’Italia al capolinea. Un Paese con i nervi a pezzi, in cui a volte prevale la depressione in altre il furore. La situazione appare abbastanza fuori controllo. Doveroso per le istituzioni, certo, ricordare che la violenza (contro se stessi o contro gli altri) non è mai la maniera giusta per rialzarsi dopo una caduta. E però.

Il punto è che qui mancano segni davvero persuasivi che la nave (lo so, metafora infelice dopo il Giglio, dopo Genova) abbia un timoniere in grado di portarci rapidamente fuori dalla traversata oceanica della crisi. L’acqua è finita da un pezzo, il sole batte impietoso, la bonaccia non molla, il motore è fuori uso.

E mentre il Giappone avvia una gigantesca operazione di rilancio dell’economia, tutta da verificare ma che dà segnali di efficacia e comunque ha una logica evidente e riconoscibile, l’EuroGermania arranca in recessione e chi sta peggio (Italia compresa) fatica perfino a trovare 7 miseri miliardi (su un Pil di 1500 e una spesa pubblica di 800) per salvare le imprese dall’Imu sui capannoni. E così, sadicamente, lo Stato non solo non trova l’acqua ma strappa di mano anche il parasole al navigante ormai stremato.

Questo è il clima mentre un carpentiere di 36 anni spara ai suoi datori di lavoro in un bar della provincia di Milano. Ancora sangue dopo la follia di Niguarda, il quartiere della periferia milanese dove Mada Kabobo, immigrato fantasma abbandonato al suo destino di cane randagio, si è messo in mostra a colpi di spranga e piccone.

Scusate l’acrobazia, ma per me prima dei fatti vengono le persone e le loro storie. Quando si impazzisce non è troppo diverso essere clandestini o cittadini italiani (da cui i vaffa in piazza a Borghezio). Sei uno che non ha più sogni né futuro. La qualità della vita, lo stile italiano di cui ci vantavamo sono un ricordo lontano per troppi. Non sorprendiamoci se alcuni alla fine optano per la giornata di ordinaria follia.

++ DUPLICE OMICIDIO: OPERAIO, NON LI SOPPORTAVO PIU' ++

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