Stop al traffico! La foglia di fico di Maran

La rivoluzione arancione si fa, con la dovuta calma. Per esempio, dopo ventotto giorni consecutivi di superamento della soglia di allarme per i particolati (dall’inizio dell’anno i giorni fuorilegge sono 93).
In dicembre il Pm 10 a Milano ha registrato una media di 84 microgrammi per metro cubo, parecchio al di sopra dei 50 previsti per legge. Le polveri ultrasottili (Pm 2,5 – le le più nocive) hanno segnato in media 69. Certo, l’alta pressione, quella cattivona, non arretra di un millimetro: sole, temperature anomale, nebbia in pianura. In pratica, le condizioni perfette per la camera a gas. Pioggia, avercene.
E la giunta Pisapia? Ferma come un semaforo, diceva quel Guzzanti Corrado nell’esilarante imitazione di Romano Prodi. Perché, a parte la moral suasion sull’uso dei mezzi pubblici, non è che fermare il traffico per tre giorni fra le 10 e le 16 (avete letto bene, soltanto 6 ore al giorno) – in un periodo in cui la città è beatamente in vacanza – cambi radicalmente la prospettiva.
maranlong
Ma, si sa, il giovane asesùr Maran si scalda solo quando si tratta di mettere bici per ogni dove nelle piazze. Perché quella è la mobilità sostenibile (per chi ha vinto l’appalto, in particolare). Quella insostenibile non agita granché i sonni dei nostri amministratori. E intanto noi si respira veleno da un mese, senza nemmeno una pausa. In omaggio al governo ombra di Milano, da sempre: i commercianti.
Io rimango dell’idea, come il direttore dello IEFE-Bocconi ed ex assessore alla mobilità, Edoardo Croci, che la soluzione per Milano sia l’estensione dell’area C alla circonvallazione esterna, insieme a molti più parcheggi d’interscambio. Oltre a un’azione finalmente efficace per la conversione degli impianti di riscaldamento più inquinanti, ovviamente.
Intanto l’ineffabile presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, suona la carica e chiede addirittura «un intervento unitario delle Regioni e del Governo» perché la questione va posta a livello europeo, per «azioni coordinate» in tutta l’area. Cioè, zero. Ricordarselo quando si va a votare.
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