Sul doppiopesismo tutto zucchero e miele che esime le dolci banchine

Leggo sul Corriere di oggi che i quattro istituti di credito nati grazie al premuroso decreto salvabanche non intendono restituire un solo euro ai risparmiatori eventualmente truffati. I quali dovranno chiedere conto, semmai, alle vecchie banche, quelle che ovviamente non c’hanno nemmeno una lira in cassa. Gli istituti appena creati sono puri, non c’è peccato originale e tantomeno pendenze con il passato. Parola del ministero dell’Economia.

Quindi, agli incauti che hanno perso tutto per via del micidiale mix analfabetismo finanziario / sportellista sotto ricatto non resteranno che gli arbitrati “caso per caso” affidati all’Anac di Raffaele Cantone. O magari i tribunali ordinari. Per recuperare, forse, una piccola parte del gruzzolo.

Ecco, riscontro una lieve asimmetria. Le banchette saltate per aria vendevano polpettoni avvelenati per stare in piedi con i soldi altrui e adesso spariscono in una nuvoletta di fumo. Puff. Ma anche quelle che vengono dopo. Comodo tanto, no?

E pensare che quando, alcuni anni fa, una banca di cui non farò il nome si accanì, come ampiamente consentito dalla legge, su una persona di mia stretta conoscenza per dichiarare nulla la compravendita di un appartamento e recuperare dalla malcapitata parte acquirente la somma dovuta dalla malandrina parte venditrice, in fondo l’istituto di credito fece ad altri ciò che non avrebbe mai voluto fosse fatto a se stesso. A Natale, soprattutto, certe cose non dovrebbero proprio capitare.

Schermata 2015-12-27 alle 14.02.04Eh sì perché, a parti invertite e Presepe ancora caldo, i truffati di Etruria e compagnia bancante dovrebbero poter inviare lettere ineccepibili in punto di diritto ma di fatto cortesemente minatorie proprio alle banche nuove e figlie del peccato. E in queste lettere gli obbligazionisti dovrebbero poter pretendere che le nuove Etruria e Marche, eccetera paghino l’eventuale danno procurato, fino all’ultimo euro. Ovviamente, se il giudice nella sua presumibile e auspicabile autonomia, arrivasse a una tale conclusione. Ma si sa, come diceva Karl Kraus “la morale è una malattia venerea” e “le verità vere sono quelle che si possono inventare”.

Sarò un inguaribile amante dell’utopia, ma secondo me la nonna di Eleonora dovrebbe, nel caso, poter ottenere il pignoramento dei beni della nuova banca. E se questa facesse la gnorri, affidando la propria sorte – come dicono gli ineffabili Cda – alle regolette europee e nostrane, che per puro caso stanno dalla parte delle banche, ecco che alla suddetta nonna di Eleonora dovrebbe essere almeno concesso il diritto di mandare all’asta la casa del tal vicedirettore o del tal impiegato solerte della vecchia banca Etruria o CariChieti che dir si voglia.

E se costoro fossero fuggiti con il premio di produzione e i bonus a Turks and Caicos ecco allora che, sempre la nonna turlupinata (perché, signori miei, la ex operaia e cuoca ultraottantenne un profilo di rischio finanziario medio o alto proprio no, eh?) dovrebbe, come detto, potersi rivalere sull’istituto che pretende di rinunciare alla scomoda eredità. Quest’ultimo, nel migliore dei mondi possibili, non dovrebbe potersi trincerare dietro leggi su misura e ancora fresche di stampa.

Perché, al contrario, la mia stretta conoscente ha dovuto inginocchiarsi e umiliarsi davanti a un pezzo molto molto grosso dell’Innominabile bancona di qualche anno fa. E tutto, si badi, per ottenere soltanto una transazione. Ed evitare così che una causa – avviata per un credito avanzato dall’istituto, nel frattempo acquisito dalla bancona, nei confronti della parte venditrice – mandasse all’asta la casa della stretta conoscente, quasi a sua insaputa. Quindi, ripeto: inginocchiarsi e umiliarsi per poter pagare il debito della truffaldina che le aveva venduto casa e salvare la proprietà.

(Postilla: quel credito ovviamente non era entrato nei radar del solerte notaio, peraltro puntuale percettore di compenso per il rogito; ma qui apriremmo il capitolo sull’utilità dei notai, stendiamo un velo pietoso, e comunque in caso avrei un altro episodio da raccontare all’uopo).

E sì, perché, sapete, ai potenti le case vengono regalate a loro insaputa, alle persone normali gliele portano via così, tutto d’un tratto. Anzi, alla fine, ai fessi, gli tocca anche pagare qualcosa per evitare ulteriori guai. Di cosa stupirsi, quindi, se alle nuove banche è concesso per legge di non pagare un cent agli eventuali – e ripeto eventuali, per sacrosanto garantismo verso le povere banche – turlupinati mentre quelle fallite saranno velocemente scomparse nel nulla? Ma questo dev’essere un altro capitolo della nota favola sul candore del Giglio e la volta buona, evidentemente.

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