Non fiori ma risposte al terrore

Leggo analisi perfette tipo questa di Attilio Geroni sul Sole a proposito della carneficina di Nizza, l’ultima in ordine di tempo, una delle molte altre che certamente seguiranno. Era perfino troppo facile prevedere che dopo alcune prove generali la follia islamista avrebbe trovato ovvio e naturale trasferire il terrore dal Medio Oriente e dall’Africa direttamente nelle nostre strade.

Quel che trovo innaturale è la facilità con cui passiamo dai primi momenti di smarrimento e orrore alle commemorazioni e alle fiaccolate per poi riprendere a vivere come se nulla fosse, mentre i macellai sono proprio qui, in mezzo a noi.

carnageE quel che non trovo nelle analisi perfette, su Nizza ne potete leggere una delle molte di Alberto Negri, collega che sa tutto ma proprio tutto di Medio Oriente, è una risposta che vada oltre la presa d’atto, il ragionamento possibilmente lucido, la ricerca delle responsabilità storiche e politiche dell’Occidente.

Del resto la strage degli italiani a Dacca ci ha fatto capire che la follia cannibale non ha contaminato solo il grigiore delle banlieue francesi o belghe (e mettiamoci anche la Germania, l’ondata di violenze sessuali a Capodanno, rimasta in larga parte impunita, non la terrei in secondo piano) ma anche i piani alti della borghesia musulmana opulenta.

Quindi?

Forse non resta che rassegnarci a convivere con l’orrore, che colpirà a piacimento semplicemente perché è fra noi e ormai ha prodotto metastasi ovunque. “Non esistono feste, ci avvertono i carnefici, che non possano essere trasformate in tragedia. Non esistono luoghi del divertimento che non possano diventare campi di morte”, scrive Geroni. Ha ragione.

Eppure non riesco ad accettare che alle loro azioni non segua una reazione percepibile. Un moto d’orgoglio. Forse dovremmo davvero pensare (come spiega Ugo Tramballi) a prendere esempio da Israele addestrando e armando dei civili, affinché la vigilanza sia sempre più capillare e le risposte agli attacchi – al ristorante? Su una spiaggia? In un mercato? – quanto più possibile rapide ed efficaci. Almeno cerchiamo di limitare i danni, evitiamo di tenere la guardia tanto abbassata. Decidere di non difenderci non servirà a lenire il senso di colpa sottile che, da europei, ci fa sentire responsabili dei mali del mondo.

Un fatto è sicuro: le autorità non possono limitarsi a chiederci di restare tranquilli e continuare come se nulla fosse. Al salto di qualità da parte dell’internazionale del terrore e dell’odio per la nostra quotidianità dovrà corrispondere una serie di scelte adeguate e proporzionate. In caso contrario non sarei stupito se, presto o tardi, questa faida andrà avanti anche nei luoghi di culto e ritrovo dei musulmani in Occidente.

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