Dopo Parigi 13/11/15. Cosa ci aspetta oltre alla brutta cera di Hollande?

E così un’altra carneficina è stata compiuta. Dieci mesi dopo l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo. Vittime, oltre dieci volte tanto: 128 contro 12, 250 i feriti. La nuit sanglante di Parigi ha ottenuto di sicuro un risultato: ha definitivamente convinto chi ancora non lo era che è in corso una guerra non convenzionale e che il campo di battaglia si è spostato nelle nostre città, dopo il terrore a Beirut e l’aereo russo abbattuto mentre era in volo sul Sinai. Gli assassini sono, non è più una novità, giovanissimi, uno è certamente di nazionalità francese. Con ogni probabilità si tratta di foreign fighters, gente che va ad addestrarsi in Siria e torna in Europa per colpire.

E adesso cosa ci aspetta? Vediamo un po’ che tipo di pasticcio è quello in cui siamo andati a cacciarci.

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Innanzitutto va detto che le parti in causa sono un’infinità e per capire cosa succede prima di capire cosa succederà si dovrebbe mettere in fila:

Che cosa vuole l’organizzazione terroristica nota come Stato Islamico (o Isis).

Che cosa vogliono Arabia Saudita, Qatar, Emirati e Kuwait.

Che cosa vuole l’Iran.

Che cosa vuole l’Europa (scusate, la Francia la Germania, la Gran Bretagna e tutti gli altri in ordine molto sparso).

Che cosa vogliono gli Stati Uniti.

Che cosa vuole la Russia di Putin.

Che cosa vuole l’Egitto del generale al Sisi.

Last but not least, che cosa vuole la Turchia del caro leader pseudo-democratico Erdogan.

Almeno.

Chiaro che non sarò io, che non mi occupo di geopolitica e non sono un esperto in materia, a spiegarvi l’arcano del Medio Oriente, da decenni snodo di ogni nefandezza in fatto di alleanze e tradimenti, anche e soprattutto all’interno del mondo arabo. Ma, c’è un ma. Mi sono preso la briga di parlare con uno che se ne intende, uno che nei posti di cui vi parlo c’è stato, uno che ha rischiato veramente la pelle in Libia, Siria, Turchia. Uno che le cose le sa perché ha visto cose e incontrato gente. Non sempre bravissime persone.

Non è una scena di The Bourne Identity (che per me resta il migliore della serie) e lui non si chiama Jason. Non posso dirvi chi è e le fonti, si sa, un giornalista non è tenuto a rivelarle.

Ebbene, per farla breve, sapete cosa mi ha detto Mister X?

Che questo attacco nel cuore della capitale francese, mirato su quanto di più normale si fa qui in Occidente, dall’andare allo stadio a mangiare in trattoria a vedere un concerto rock, è un avviso di certi amabili personaggetti (cit. @CrozzaTweet) che vivono fra Egitto e Golfo Persico. Gli stessi che da qualche tempo hanno scatenato una vertiginosa gara al ribasso del prezzo del petrolio, che sta per fare saltare come un tappo di champagne l’industria dello shale oil americana. Sì, proprio quella che avrebbe dovuto garantire agli Stati Uniti una sostanziale autonomia energetica.

Questa volta i suddetti signori si sarebbero premurati di farci sapere, attraverso i loro protetti del sedicente Stato Islamico (non in via del tutto ufficiale, questo vi è chiaro, credo) che non hanno preso molto bene l’idea di un accordo sul nucleare iraniano. Perché, direte voi, non sarebbe foriero di pace fra i popoli, tale accordo? Appunto. Agli amici biancovestiti non va molto a genio la pace, pare. Tanto che, come avrete sentito dire altre volte, sono proprio tra loro (non in quanto entità statale, ma in quanto singoli emiri o sceicchi che dir si voglia) quelli che foraggiano i tagliagole nerovestiti. (nota a margine: da quelle parti, sapete, tutto è bianco o nero, i toni di grigio non vanno per la maggiore).

E perché mai tutto ciò? Ma perché tra sauditi e qatarini (sunniti, la corrente maggioritaria nell’Islam) e gli iraniani (sciiti, principale minoranza della religione di Maometto) non solo non corre buon sangue, ma si scannerebbero proprio. Ricordate la guerra di Saddam Hussein all’Iran degli Ayatollah? Ecco, non è che le cose stiano diversamente oggi.

Ora, sauditi & friends, diciamo, foraggiano Isis. Iran sta con Russia contro Isis e contro Bashar el-Assad, il sanguinario dittatore siriano difeso dai russi, che da quelle parti hanno la loro base navale nel Mediterraneo. La Turchia sta nel mezzo e ciurla un po’ nel manico, recitando la parte del paese Nato ma sostenendo Isis per colpire i ribelli curdi. Mister Obama ha fatto enormi casini spargendo soldi a destra e manca e finendo per scatenare un tutti contro tutti in cui se qualcuno ci capisce qualcosa gli va data una medaglia al valore per meriti sul campo.

Anche perché, poi, Mister Obama va capito: da una parte i sauditi gli boicottano lo shale oil, dall’altra sarebbero perfino suoi alleati. Ma se uno nella vita vuole tenere insieme capra (sunniti) e cavoli (sciiti) e in più ha una spina nel fianco chiamata Israele (che pure è lo stato più sostenuto economicamente dagli Stati Uniti), beh è facile che ottenga una miscela discretamente esplosiva.

E l’Europa? Cioè, quell’insieme di Stati casinaro e autolesionista che sarebbe la prima area economica del mondo se non fosse per un progetto monetario piuttosto masochista e ormai sin troppo avviato?

Diciamo che qui i player che contano sono tre. E no, non c’è l’Italia fra i tre, per quanto un quarantenne rampante dallo slogan facile pensi di avere cambiato verso anche alla politica estera. Ci sono un francese, una tedesca e un inglese.

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Il francese vende armi a tutti, in Medio Oriente, i jet da caccia Raphale vanno giù come un buon bicchiere di vino rosso. Però, particolare non da poco, a casa sua ha quei sei milioni di musulmani. Roba che, durante gli ultimi Mondiali, mentre l’Algeria faceva vedere i sorci verdi alla Germania, c’era Marsiglia che sembrava Marrakech all’ora di punta.

Va precisato che il monsieur, che ama citofonare alle fidanzate tenendo sulla testa il casco, i musulmani li ha fatti incazzare parecchio, specie i giovani delle periferie. Non solo lui eh, prima c’era monsieur Bruni, che ne ha combinate di cotte e di crude, pure trasformare la Libia in un Vietnam a due passi da Taormina. Così, dicevamo dei giovani musulmani, quelli partono a frotte per la Siria, imparano a giocare alla guerra e poi tornano a fare baldoria pensando che se crepano mentre si fanno esplodere poi vanno in Paradiso (su quante vergini gli tocchino non mi dilungherò). Però dopo ogni attacco il francese, con espressione contrita, spiega che la repressione sarà spietata. Almeno fino al prossimo flop dei suoi servizi di sicurezza.

La tedesca in materia di terrorismo fa la gnorri. Perché la Germania non è granché impegnata militarmente, visto che le sue forze armate, per Costituzione, le può usare solo in caso di aggressione al territorio nazionale. Quindi per difendersi. E però c’è un però. Anche in Germania vivono quei 6 milioni di musulmani (vado a memoria) di cui cinque di origine turca. Scommettiamo che prima o poi anche la tedesca si troverà qualche schizzo di sangue sulla giacchetta verde pisello e non potrà più esimersi dal dire la sua?

Sull’inglese sorvolo, per carità di patria, cioè per non farvi stramazzare.

E allora, come andrà a finire? Pare che un’intesa stia prendendo forma fra Stati Uniti e Russia sulla strategia da adottare in Siria, un posto che deciderà le sorti del mondo negli anni a venire. Sia per i nuovi assetti geopolitici (tutto l’impianto seguito alla fine della prima guerra mondiale non esiste più) sia perché sarebbe utile porre un freno alle migrazioni bibliche in atto verso l’Europa.

Quindi, andrà meglio? Non direi. Nella mente dei biancovestiti l’Isis dovrebbe essere il diavolo che mette paura all’Occidente (facendo sembrare loro dei santarellini) e il bastone fra le ruote a Teheran. Solo che la situazione potrebbe sfuggire di mano (l’occasione, si sa, fa il capo dell’Isis ladro) perché si sta creando una specie di cintura di fuoco dell’Islam più incazzato che va dalla Libia all’Iraq all’Afganistan e al Pakistan (dove hanno l’atomica, per dire), giù giù fino all’Indonesia.

Intanto sceicchi ed emiri, sorridenti e freschi come petali di rosa, si stanno comprando mezzo mondo, visto che la crisi europea dei debiti sovrani gli ha spalancato ben bene le porte di casa nostra. E oltre a grattacieli (tipo Porta Nuova a Milano), gli alberghi di lusso, le compagnie aeree e le squadre di calcio, pare si comprino anche dell’altro, che lascio alla vostra fervida immaginazione (me lo ha comunque garantito l’amico quasi-Jason Bourne).

Risultato? Siamo messi piuttosto male, amici. E non mi illuderei troppo per i mesi e gli anni a venire.

# # #

P.S. Da leggere, se volete lasciarvi ispirare su cosa fare adesso per non rendere le cose peggiori di quel che sono, un’esauriente analisi di Mario Giro su Limes. Eccola. Io ci ho trovato molte risposte.

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