Ai tecnici i ministeri chiave. Voto con le europee 2014

Enrico Letta ce l’ha fatta. L’Italia ha un nuovo governo, a oltre due mesi dalle elezioni. “Un governo politico”, ha scandito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha messo il sigillo all’operazione individuando allo scopo il nipote dell’unico vero mediatore in forze al Pdl. Del resto in Italia tenere famiglia è cruciale (anche se si è molto bravi come il neo presidente del consiglio), vogliamo fare finta di non saperlo?

Missione impossibile compiuta, quindi. E con ben sette donne in lista, un terzo del nuovo esecutivo. Alcuni nomi assolutamente nuovi, eccellenti e sorprendenti. Da Emma Bonino a Cécile Kyenge. Ma anche Fabrizio Saccomanni che da Bankitalia va all’Economia (fino all’altra notte Silvio Berlusconi rivendicava per Renato Brunetta o per sé, quel posto; e si era parlato di Giuliano Amato). Annamaria Cancellieri chiude il cerchio alla Giustizia. Ovviamente Angelino Alfano doveva avere un ruolo di primissimo piano e ne ha avuti due: vice premier e ministro degli Interni. Volete che gli tolgano la fiducia come hanno fatto con Monti?

Altri neoministri (domani alle 11,30 il giuramento) non mancano di suscitare perplessità, sia chiaro. Perché non sembra sempre vero che sia stato rispettato il criterio dirimente della competenza, di cui aveva espressamente parlato il presidente incaricato. E però il minimo comune denominatore mi sembra questo: faranno testo ai fini del successo finale i dicasteri chiave. Economia, Lavoro e Affari europei su tutti. Nei quali, non a caso, sono stati messi dei tecnici.

Gaetano Quagliariello alle Riforme costituzionali, invece, è naturale continuazione dei gruppi di lavoro (i famosi saggi) voluti dall’inquilino del Colle per traghettare i partiti fino alla sua tormentata rielezione. Unico compito, fare l’indispensabile riforma elettorale senza cui non è possibile tornare alle urne. Il resto è ovvio equilibrismo (da cui governo “politico”) per tenere buone le fazioni di un ibrido fino a pochi giorni fa impensabile, senza precedenti nella storia repubblicana.

Si salvi l’Italia, quindi, magari senza fare danni. Il governo Letta, non dimentichiamolo, nasce per disperazione, per evitare la deriva definitiva di un Paese che non sapeva più da che parte ricominciare dopo un esito elettorale spiazzante per tutti, perfino per i vincitori. Ragionevolmente non durerà, credo, oltre marzo 2014 (a fine maggio ci sono le elezioni europee). Ecco perché anche i dissidenti del Pd saranno probabilmente tranquillizzati e punteranno sul congresso del partito, e non sul voto di fiducia, per dare battaglia.

napo_letta

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