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Telecom, la Merkel e dove potremmo essere, fra qualche anno

Sia chiaro, non dirò nulla di nuovo. Giusto – tra una polemica e l’altra su Telecom e Alitalia in mani straniere – mi fermo un momento e ripenso a cose lette qualche mese fa.

Titolo, grosso modo: “Dove saremo nel 2050”. Beh, prima di arrivare al 2050 ce ne corre, lo so. Però anche solo nel 2025 o nel 2030 molti di noi potrebbero essere ancora qui. E potrebbero ricordare – come io ricordo gli anni 80 e le aspettative e la spensieratezza sul futuro radioso di una nazione quinta, sesta potenza economica mondiale – di cosa si discuteva nel 2013.

E quindi. Mi è tornata in mente, pensa te, la relazione dei saggi, il famoso gruppo di lavoro “in materia economico-sociale” voluto da Napolitano alla fine del preincarico a Bersani. Primavera scorsa, mica dieci anni fa. I nomi, se può servire: Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella, Salvatore Rossi.

A pagina 12 dell’appendice statistica ecco due grafici sul futuro che oggi potrebbe sembrare lontano.

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Insomma, già da qualche anno si stima che fra venti, trenta o quarant’anni la parte di mondo più ricca – quella dove esploderanno i consumi, dove ci sarà una classe media – non sarà più la nostra. Domanda idiota (me lo dico da me): noi come vivremo? Che ne sarà del nostro welfare, dei nostri risparmi, del nostro sempre più precario benessere, delle polemiche sulle larghe intese e sulle ricette per fare ripartire l’economia dentro o fuori il sistema dell’euro?

Dice il documento dei saggi del Colle:

“Il mondo occidentale si trova a fronteggiare un processo storico di riorientamento dei flussi di commercio internazionale a favore delle economie emergenti e dei paesi in via di sviluppo (Figura 14). Tale processo rappresenta anche un’opportunità straordinaria per un paese come l’Italia, potenzialmente in grado di offrire a centinaia di milioni di soggetti che si affacciano ai mercati globali beni e servizi ad elevato valore aggiunto (Figura 15).

Anzi, va sottolineato come una prospettiva di crescita economica in grado di assorbire la disoccupazione attuale e di offrire reali opportunità di realizzazione del capitale umano disponibile, soprattutto a donne e giovani, passi necessariamente attraverso un consistente e duraturo aumento delle esportazioni di beni e servizi verso le aree geo-economiche più dinamiche, accompagnato da una più forte competitività delle imprese nazionali sul mercato interno, così da evitare che tale aumento venga spiazzato da una proporzionale crescita delle importazioni”.

Ora, se anche così fosse (“opportunità straordinaria”), resta che la deindustrializzazione drammatica vissuta dall’Italia negli ultimi 6 anni (-25% della produzione, dato ormai alla luce del sole) potrà magari essere arrestata da un ritorno degli investitori esteri, ma solo quando e se avremo riformato fisco, mercato del lavoro e giustizia. Liberato il Paese dalle catene di una burocrazia pervasiva e di una spesa pubblica parassitaria, nei decenni a venire potremmo ragionevolmente candidarci a fare la parte che la storia sembra ormai volerci attribuire, quella dell’economia-tornata-emergente. Che la cosa ci piaccia o meno.

Per capirci meglio. Ecco una tabellona di PwC, gennaio 2013. GDP sta per Pil e PPP sta per parità di potere d’acquisto:

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Perfino la Germania (soprattutto se con Mutti Merkel continuerà a privilegiare la chiusura a un’Europa davvero integrata e l’euro continuerà a frenare la crescita dei Paesi periferici) avrà il suo bel da fare per restare in corsa. Del resto, uno dei problemi, noti, è quello dell’invecchiamento della popolazione. Se anche sei molto previdente, efficiente e organizzato, non puoi battere Cina, India e Indonesia sui trend demografici.

Ecco, così, pensavo tra me e me. Dove saremo, nel 2050?

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Per non perdere 1,2 trilioni. Ok? Alles klar?

Per non perdere 1,2 trilioni. Ok? Alles klar?

Da Reuters:

1 – “One study, by German insurance giant Allianz, has calculated that Berlin saved 10.2 billion euros in 2010-2012 because of lower borrowing costs, as yields on its 10-year bonds fell from 3.39 percent to 1.18 percent now.

The other study, by Jens Boysen-Hogrefe of the IfW economic institute, suggests that the German federal budget saved 8.6 billion euros in 2011 due to low ECB interest rates and the safe-haven impact of investors putting money into Germany.

Those savings rose to 9.6 billion in 2012 and the safe-haven effect will alone be worth 2 billion in 2013, IfW said.

If we add up the interest rate advantages gained in the period 2010 to 2012 and those that Germany will benefit from in the years to come, we arrive at cumulative interest relief for the German budget of an estimated 67 billion euros,” Allianz said in a paper published last September”.

2 – “A study commissioned by the German Bertelsmann Foundation showed this week that if Germany were to return to its old Deutschmark, its annual GDP would be 0.5 points lower between 2013 and 2025, resulting in a loss of 1.2 trillion euros over the 13 years – half the size of the German economy in 2012.”

Tutto chiaro, amici? Unione europea? Herman Van Rompuy? Angel Gurria? Ma fateci il piacere…

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