Tagged: Napolitano

“Nel Paese dei balocchi”

“Anche il Mattarellum è un pessimo sistema elettorale, non c’è nessuna eccezione al doppio turno alla francese. È solo un pretesto dire che ci vuole prima la Costituzione e poi il sistema elettorale: il doppio turno è un sistema che si presta a servire tutti i regimi democratici”.

Così il politologo Giovanni Sartori, questa mattina ai microfoni di Radio Città Futura, ha ribadito le sue posizioni in merito alle riforme costituzionali, stroncando la scelta di Enrico Letta di riunire trentacinque saggi, che sono già un Parlamento: “Non ho mai visto trentacinque persone di estrazione parlamentare mettersi d’accordo su un progetto di riforme costituzionali: è avvenuto solo nel ’48 e nel ’49 alla fondazione – ha proseguito Sartori – dopo, le buone costituzioni sono state fatte da un buon giurista e poi approvate, ma non sono materie di negoziato di un parlamentino in cui ognuno difende i suoi interessi”.

Per il politologo “si tratta anche di un pretesto per non fare neanche la legge elettorale visto che qualcuno lavora ancora per mantenere il porcellum”. Mentre, sul pronunciamento atteso dalla Corte Costituzionale sull’attuale legge elettorale, dopo che la Cassazione ha sollevato dei dubbi di costituzionalità su alcuni punti, Sartori ha dichiarato: “La corte costituzionale si sveglia adesso dopo due elezioni…. è proprio il Paese dei balocchi…io l’ho sempre strillato che questo premio di maggioranza è scandaloso”. (ANSA)

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Ricchi insulti e cotillon (ma brava Lilli Gruber)

Dall’ineffabile Blog-Tazebao del rivoluzionario di Cogoleto. Il nascituro governo? “Ammucchiata degna del miglior bunga bunga”. I giornalisti? “Servi che hanno conservato il posto di lavoro” (anche se, ammettiamolo, non è dimostrazione di ansia da scoop passare dall’elogio del loden a quello del subbuteo). “Capitan findus Letta, lo stoccafisso scongelato”. E vabbé.

Lilli Gruber? “Potrebbe al massimo fare la cassiera in un cinema di periferia”. Questa è sessista (l’avrebbe detta di un “cassiere”?) e certamente irrispettosa verso un mestiere non meno dignitoso di altri.

E non sto a ricordare l’interminabile lista di nomignoli irridenti e cognomi storpiati, da Napolitano Morfeo a Rigor Montis, usati come randelli verso chiunque rappresenti l’establishment o contesti il verbo a cinque stelle.

Ah, c’è anche l’esegeta del capo, che opportunamente (per Grillo) ne diffonde a dovere la visione, visto che è presente (viva la libertà, lui l’espulsione non la rischia) in quasi tutti i talk-show. Alcune perle dal pezzo di oggi. “Letta Benjamin Button“. “L’adagio del ‘ci pisciano in testa e poi dicono che piove'”. “La sensazione che qualcuno ci abbia conficcato ben bene l’ombrello di Altan”.  Vette di letteratura. Con sapiente esibizione di equidistanza, si badi, dal momento che cita sfottente anche “Pisolo Crimi” e “Simpatia Lombardi“.

No, signori. Politica non è vellicare i peggiori istinti, anche quando sussistano tutte le più sacrosante ragioni. Questa non può essere la cifra comunicativa di una forza che raccoglie un quarto dei voti espressi in un paese europeo (civile ancora no, dobbiamo fare un bel pezzo di strada). E’ davvero impossibile, mi chiedo, discutere e criticare a voce bassa e senza offendere?

Penso anche alla pessima deriva di Dario Fo alla Zanzara. La battuta su Brunetta? No, quella è di una tale banalità (la scaletta… all’altezza… il cervello) da ridimensionare ex post, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la portata di un noto premio che spesso ha mostrato limiti e qualche faziosità. Mi riferisco all’indegna battuta su Schifani. Perché con quel “cognome onomatopeico” Fo ha calpestato, oltre agli omonimi in vita, anche la memoria di Vito Schifani, l’agente della scorta di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci. Capito che gaffe?

P.s. Brava Lilli a non usare Ottoemezzo per rispondere al Grillo blog. Grande stile. Certo, qualche domandina vera in più a Monti la potevi fare. Le ha fatte Scanzi, in tv è un ragazzo a modo.

P.p.s. Giuliano Amato, per molti non per tutti “il tesoriere di Craxi per dieci anni”, non è stato tesoriere ma, al più, consigliere economico di Bettino. Tesorieri del partito socialista di allora sono stati Giorgio Gangi, morto due settimane fa, e Vincenzo Balzamo, morto di infarto (al San Raffaele…) prima che iniziassero i processi di Tangentopoli. Correvano i primi anni 90.

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Una sola pallottola per l’Italia: Renzi

Imperversa il dibattito Matteo Renzi premier sì o no. I lettori del Sole 24 Ore dicono sì, per esempio. Premesso che deciderà re Giorgio Napolitano II, io pure dico sì. Comprendo molto bene le ragioni di chi sostiene che è troppo presto, che potrebbe bruciarsi, che potrebbe essere una trappola (l’ennesima) dei suoi nemici (tanti) nel Pd, che meglio sarebbe mandare avanti una figura più adatta a una (peraltro grigia) transizione verso cosa non è dato sapere.

Ragazzi, chiariamoci un fatto: in autunno la Germania deciderà il destino dell’euro. Servono scelte eccezionali per tempi eccezionali. Serve uno che abbia anche una certa dose di sana incoscienza, ma non troppa, e (consiglio spassionato e interessato al tempo stesso) un’arroganza mitigata dalla buona educazione (il carrello all’Ikea lo spingo io, non mia moglie). Insomma, sarebbe proprio il momento di Matteo Renzi. Perfino Sandro Bondi se n’è accorto (gliel’avrà mica suggerito Berlusconi?).

Se andasse bene, e può andare bene, avremmo un premier fatto e finito per i prossimi cinque anni. Hai detto poco. Ecco, proviamo a guardarlo mezzo pieno il bicchiere. Ne abbiamo un gran bisogno. Anche perché di pallottole in canna non ne abbiamo tante. Forse una sola.

Stazione Leopolda, Matteo Renzi - viva l'italia viva

Politique politicienne contro dilettanti allo sbaraglio

Nel suo ultimo post Beppe Grillo supera se stesso e dimostra in maniera plastica che per guidare un paese non basta essere sufficientemente biliosi.

Primo, Beppe nostro smentisce un’altra volta, quasi in tempo reale, l’incerto portavoce al Senato Vito Crimi. Come dire che uno non vale uno, neanche un po’. Del resto, avete visto un referendum online dei Cinquestelle per decidere come regolarsi su un’eventuale coalizione con il Pd?

Secondo, Grillo torna sulla storia dell’abolizione dell’Irap e conferma di avere problemi con l’aritmetica (figuriamocelo alle prese con il Def, ovvero la Finanziaria).

Terzo, ripete che vanno fatte di corsa le commissioni parlamentari per mettere le Camere in condizioni di lavorare (a dispetto del fatto che abbiamo un governo dimezzato); ma dimentica o non sa che senza una maggioranza chiara le commissioni non possono partire. Consultare #opencamera per credere. In rete, come piace a Beppe.

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Insomma, Grillo vorrebbe governare a prescindere dal saperlo fare. Vi è chiaro? Ita-liàni!

Ps. Per questo ai 10 facilitatori di Napolitano che, in fondo, alimentano la vecchia politique politicienne (quella degli inciuci veri o presunti) avrei preferito un sano preincarico M5S. I pentastellati avrebbero dovuto organizzarsi per una coalizione oppure sarebbero andati a sbattere, come Bersani, e avremmo archiviato rapidamente la pratica. Altro che “Democrazia scatola vuota”.

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Tentativo estremo al Colle, l’ipnosi

Dice il saggio, meglio non dire e non fare nulla quando girano parecchio. Ecco. E però una riflessione la faccio. Prometto, senza azzardare previsioni.

Ri-facciamo il punto.

Stallo totale a più di un mese dalle elezioni. Tre partiti che peggio assortiti non si potrebbe e che non ne verremo mai fuori senza previo ammazzamento del Porcellum. Giorgio Napolitano che prima pare si dimetta (una logica un po’ tortuosa, forse, ci sarebbe stata: accordo sul Colle al centrodestra, passo indietro di un Berlusconi rassicurato, coalizione “olandese” con premier del Pd) poi sorprende tutti e tenta di la via dell’ipnosi.

Andiamo per gradi. Uno dice: vabbé sarà un tantinello irrituale questa cosa dei gruppi ristretti e dei saggi, ma in capo a qualche giorno c’è il rischio che i partiti si accordino su un programma e un governo, chiamiamolo così, del presidente. Non sarà l’articolo 92 della Costituzione alla lettera, ma ci si avvicina.

E invece? Nel comunicato del Quirinale si legge:

1 – “Un elemento di concreta certezza nell’attuale situazione del nostro paese è rappresentato dalla operatività del governo tuttora in carica, benché dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento: esso ha annunciato e sta per adottare provvedimenti urgenti per l’economia, d’intesa con le istituzioni europee”.

2 – “Mi accingo a chiedere a due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze di formulare – su essenziali temi di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo – precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche. Ciò potrà costituire comunque materiale utile…”. Materiale utile, ma qui non siamo a un convegno.

Seriamente. Abbiamo votato il 24-25 febbraio perché Mario Monti si era dimesso dopo essere stato “di fatto sfiduciato” – parole sue – dal noto discorso di Alfano. E invece scopriamo che l’esecutivo, ormai diviso (vedi caso marò) e politicamente inconsistente per effetto del  risultato elettorale del premier è una “concreta certezza”, anzi “opera d’intesa con l’Europa” (particolare che, vista la vicenda cipriota, non rassicura granché). E prepara decreti, per la “gioia” dei molti italiani che non hanno ben compreso la salita in politica del Professore. Non si intravede neppure la fine dell’interregno, siamo al Monti-bis de facto.

Di più. L’orizzonte del voto si allontana (e questo potrebbe essere un non male, per dirla alla Pier Luigi Bersani), ma soprattutto si chiamano a raccolta cosiddette personalità che – a parte Valerio Onida – tali (detto francamente) non sono. Lo stesso Onida ha esordito con un “non sono ottimista ma faremo il nostro dovere”.

Tanto per mettere in fila alcuni “non”, secondo la sintassi booleana del (tuttora? ex?) presidente del consiglio pre-incaricato Bersani, chiarisco che la fiducia nel presidente Napolitano non può venire meno, ma i dubbi sulla solidità della processo democratico in Italia non possono non farsi strada. Forse l’impossibile monocolore Italia Bene Comune (senza maggioranza al Senato, ma con voto dei Cinquestelle su singoli provvedimenti condivisi) sarebbe stato instabile ma anche più rispettoso del voto.

Così, invece, e non è neppure detto che ci riusciamo, proviamo a ipnotizzare gli elettori, l’Europa e i mercati, ma dobbiamo fare i conti con la fastidiosa sensazione che andare alle urne sia ormai poco più di un leggero esercizio fisico.

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Grillo Adolf? Baggianate da troll

L'atroce dubbio

E’ soltanto un commento, il quarto più votato, al post “Napolitano. Chapeau!” sul Blog di Beppe Grillo. Magari suona leggermente apocalittico. Magari non ci si crede che un brav’uomo (che in realtà sarebbero due) si trasformi in qualcosa di molto molto pericoloso. Ma le parole, si sa, restano importanti. E certe somiglianze (oltre che certi ricorsi storici, la disoccupazione di massa, per esempio) non fanno che alimentare i dubbi. Però no, dai, non ci credo. Ecco la risposta: l’autore del commento non può che essere un troll.