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Toh, i controlli a Porta Venezia (dopo la lettera a Pisapia e Granelli)

Leggo questa mattina sulle gazzette online di Milano (qui, ad esempio, Corriere e Milano Today) che – udite, udite – è iniziata l'”operazione” Porta Venezia, con i controlli – parola desueta qui come in molte parti d’Italia – delle forze dell’ordine per rendere l’area compresa fra via Tadino e via Lazzaretto una zona onesta. Gaudio, tripudio, popolo in festa. Addirittura i carabinieri nel centro di Milano! Addirittura multe per 34mila euro a negozi che, in determinati casi, a mio insindacabile giudizio, dovrebbero essere chiusi e mai più riaperti.

Pare quindi che, nonostante nessuno mi abbia mai risposto (lo prescriverebbe la netiquette, si veda il punto 4 al link, sezione “I comandamenti dell’e-mail”) qualcosa si sia mosso, perlomeno in termini temporali se non consequenziali (sarebbe in ogni caso una gradita coincidenza), dopo una mia e-mail, che rendo pubblica in questo post, a uso e consumo dei concittadini e compagni di sventura che hanno osato decidere di vivere nella pur bella zona del Lazzaretto.

La lettera è partita il 29 luglio all’indirizzo del sindaco Giuliano Pisapia, dell’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, del comando della Polizia Locale e di altri indirizzi di funzionari e associazioni di volontariato, fra cui Fondazione Progetto Arca onlus, attiva in zona.

Lazzaretto le jour, via Lazzaro Palazzi angolo largo Bellintani. Foto di Alberto Annicchiarico

Lazzaretto le jour, via Lazzaro Palazzi angolo largo Bellintani. Foto di Alberto Annicchiarico

Lazzaretto la nuit, via Panfilo Castaldi. Foto di Alberto Annicchiarico

Lazzaretto la nuit, via Panfilo Castaldi. Foto di Alberto Annicchiarico

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Gentilissimi,

do seguito all’ottimo incontro di maggio … per farvi presente che l’ordinanza del sindaco Pisapia in allegato non viene fatta adeguatamente rispettare per assenza di controlli.
È disdicevole:
– che non si riscontri (a me non è mai capitato finora) la presenza sul terreno della Polizia Locale.
– che alle telefonate di segnalazione allo 020208 non segua ALCUNA azione preventiva o di contrasto alle violazioni segnalate, in particolare da parte dell’esercizio XXX (e qui mi limito a pochi elementi per ragioni di riservatezza) in via Panfilo Castaldi, che vende alcolici in bottiglia (prevalentemente birra) all’accolita di ubriaconi accampata in maniera PERMANENTE all’angolo CASTALDI/LECCO.
Mi è stato spiegato dal gentile e paziente addetto del centralino di Beccaria di turno martedì 28 luglio, ore 21.30, che inviare una pattuglia entro le 22 ora di chiusura dell’esercizio non sarebbe stato possibile e che piuttosto sarebbe appropriato un intervento programmato dell’ANNONARIA. Se ne dedurrebbe che la violazione di un’ordinanza del primo cittadino volta a “contrastare il degrado urbano nonché a tutelare la sicurezza urbana e l’incolumità pubblica” (si legga il testo in allegato se non lo si avesse a portata di mano) viene considerata meno grave di un incidente stradale. La telefonata è stata registrata, potete ascoltarla, si capisce che non l’ho presa molto bene, visto che da ANNI chiediamo attraverso singoli e associazioni che in estate si cammini al Lazzaretto senza dover subire la vista del degrado umano che fa da potente contrasto alla movida e soprattutto gli odori rivoltanti di urina per ogni dove – ben sostenuti dalla temperatura – che invece noi residenti siamo costretti a subire.
– che alla richiesta di intervento alla ANNONARIA tel. 0277272312 mercoledì 29 luglio mattina l’addetto infastidito abbia ribattuto chiedendo l’invio di una segnalazione VIA FAX (nel 2015 chiedere di mandare un fax è semplicemente grottesco). Soltanto su mia richiesta specifica (“ma non esiste una email?”) l’addetto ha concesso la dettatura di un indirizzo di posta elettronica impossibile da comprendere per il cittadino medio.
Siccome gli faceva fatica ripeterlo con lo spelling perché forse aveva troppo da fare io ho capito questo:
Ho tentato di inviare la mail e vi ho messo in copia conoscenza, ma senza successo, perché la mail non esiste, pare.
Immagine incorporata 1
Ho richiamato per chiarimenti sulla email e mi è stato risposto (ore 14):
“Provi senza punto dopo PL. Quella esposta è quella, poi che sia disattivata non lo so”. Inesistente anche questa.
Il testo della mia comunicazione alla ANNONARIA mai inviato sarebbe stato:
Si richiede vostro intervento a tutela dei cittadini e per il rispetto dell’ordinanza del sindaco Giuliano Pisapia, che invio in allegato.
La richiesta è determinata dalla urgente necessità di verificare ed eventualmente sanzionare il reiterarsi della vendita di bevande alcoliche dopo le ore 21, come accertato in diverse occasioni dal sottoscritto, ad opera dell’esercizio XXX in via Panfilo Castaldi.
La rivendita di alcolici in bottiglia oltre le ore 21 accentua il molto deprecabile stato di degrado dell’area interessata favorendo lo stazionamento di vagabondi in stato di ebbrezza che orinano sul marciapiede, fenomeno persistente da ANNI durante la giornata e che si estende alle ore serali proprio grazie alla ricorrente violazione della suddetta recente ordinanza.
Certo di un Vostro cortese riscontro porgo cordiali saluti
Alberto Annicchiarico
Grazie per l’attenzione. Confido in un sollecito e cortese riscontro, dal momento che la violazione di una ordinanza sarebbe ancora più grave nel caso in cui non trovasse corrispondenza in un’azione adeguata da parte dell’Ente pubblico e di governo del territorio che quella ordinanza ha emesso.
cordiali saluti
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Sin qui la mia lettera.
Per chi non l’avesse mai letta, ecco invece il passaggio più interessante dell’ordinanza numero 37 del sindaco, datata 4 giugno 2015 e in vigore dal 13 giugno al 15 ottobre prossimo:
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Con una fondamentale appendice:
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E sottolineo “continuamente”.
Invece, da giugno al 4 agosto, circa due mesi per applicare a dovere un’ordinanza del sindaco. Ma meglio tardi che mai. Ora vediamo come procede l’operazione. L’estate è ancora lunga.

Happy hour e profughi. A Milano

Ieri sera a mezzanotte, tornando a casa. I bar dell’happy hour e i ristoranti ancora aperti. Musica, gente bella e meno, gay community. Dall’altro lato della strada, Bastioni di Porta Venezia, a spanne una trentina di ombre nei giardini, coperte, cartoni. Un van rosso distribuisce cose. I ragazzi neri salgono e scendono le scale che dalla strada portano ai cespugli. Di giorno chi abita da queste parti ci fa, al massimo, la passeggiata con il cane. I giardini Montanelli, mi spingo a dire le Tuileries di Milano (per chi non fosse di qui), sono appena oltre lo stradone che separa l’area del Lazzaretto (nome perfetto per la situazione) dal pieno centro città. Al Quadrilatero della moda, via Spiga, ci si arriva a piedi in minuti.

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Attraverso via Vittorio Veneto, le rotaie del tram, sono in mezzo a loro. Salgo le scale a due a due e chiamo i City Angels che stanno per sgasare e andarsene. “Scusate, ma chi sono queste persone che dormono all’aperto?”. I volontari con maglietta e basco stanno là, fra sorpresa e imbarazzo. “Profughi”. “Ma è un accampamento, vi pare normale? Siamo in centro”. “Sono persone che hanno bisogno di aiuto – una donna si altera anche un po’ mentre risponde – e noi le aiutiamo”. “So quello che fate, sto solo chiedendo, abito qui”. Spunta un altro dal retro: “ll Comune è al corrente della situazione”. “Ah ecco, quindi l’assessore M sa che sono qui da giorni”. “A questo non possiamo rispondere, sa”. “Certo, capisco, ma ho capito anche che il Comune sa”. Il finestrino si alza, il van parte.

Scendo le scale. L’odore di umanità sofferente è forte. I profughi, credo eritrei visto che al Lazzaretto la loro comunità è presente da decenni e molto numerosa, dormono sulla ghiaia dei vialetti, uno accanto all’altro. Non ci sono bagni chimici. Alle ore pasti si riuniscono dietro la vicina chiesetta raccontata da Manzoni, oggi in pessime condizioni, circondata dal traffico e dai palazzi umbertini. In silenzio, per il servizio mensa, all’aperto anche quello. Mi chiedo se questo si possa definire accoglienza, se sia dignitoso. Per loro e per noi.

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Ripenso alle parole dell’assessore Majorino quando qualche giorno fa si appellò al governo chiedendo un intervento, perché, disse, a Milano sono finiti i posti per ospitare altri profughi nelle strutture comunali. E di soldi per soluzioni alternative, pare, non ce ne sono più. Quindi qualcuno ha pensato bene di affrontare l’emergenza lasciando che i ragazzi scesi dai barconi dormano qui, all’aperto, in centro, sulle aiuole. Di fronte ai bar degli aperitivi. Da una parte della strada Suv in doppia fila, margarita, tapas e tacchi 12, dall’altra l’Africa più disperata che si aggrappa al futuro.

Poi cerco su Google ed ecco la risposta: “Didn’t cross the desert to live in a square”. Tutto torna, credo.

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Colpo durissimo per chi governa Milano

For fuck’s sake, it was we neoliberals at the ASI who nurtured the idea of the London Congestion Charge for decades: it was, recall, originally invented by Alan Walters, Maggie’s economic representative on Earth.

Lo scrive Tim Worstall sul suo blog. Ora, ricordatelo voi a Giuliano Pisapia e all’assessore Maran che la London congestion charge, antesignana dell’Area C di Milano, tra le poche cose di cui vadano davvero fieri gli amministratori in carica dell’ex capitale industriale e morale, se l’è inventata il consigliere economico di Maggie Thatcher, e non Ken Livingstone, detto il rosso.

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Banzai, Tares! (parte seconda, ma ora si chiama Tari)

Ve lo devo. Mi hanno poi richiamato, dal Settore Finanze del Comune di Milano. Sono serviti molti solleciti e un anno di attesa. Naturalmente nel frattempo la Tares, la tassa sui rifiuti, l’ho pagata ancora una volta su più metri quadrati di quello che mi spetterebbe. La scadenza era il 30 settembre e l’addetta del Comune mi ha chiamato solo qualche giorno fa. Mi ha invitato a scrivere una letterina raccomandata per ribadire la segnalazione dell’errore da me commesso in fase di comunicazione e la successiva rettifica, regolarmente spedita elettronicamente e protocollata il 12 dicembre 2012.

Detto, fatto. Ho scritto un messaggio di posta elettronica certificata (al quale non si sono degnati di rispondere ma che è certamente stato consegnato e letto, perché la mia Pec me lo riferito) e spedito la magica raccomandata A/R. Ora resto sulla riva del fiume e aspetto paziente. Anche perché nel frattempo la Tares, con la Legge di stabilità, è stata ribattezzata Tari ma continuerà imperterrita a essere calcolata sui metri quadrati e non sulla reale quantità di immondizia prodotta.

Settimane fa, nella più recente telefonata con il centralino comunale 020202 (dove ormai sono di casa), un’addetta dal piglio sicuro tipo Tata Lucia mi ha tolto ogni fantasia al riguardo: “Si figuri se faranno mai una cosa del genere. Dovrebbero approntare un nuovo sistema di raccolta interrato e dotato di chip in ogni condominio”. Fra me e me ho pensato: e certo, la vedo molto dura, ma allora i dirimpettai che fanno l’asilo nido per i figli degli amici e buttano tonnellate di immondizia più di me continueranno a pagare di meno per sempre visto che l’appartamento è più piccolo! Ma pazienza.

Domenica, poi, in redazione ne ho parlato con alcuni colleghi. “Guarda che in Trentino i cassonetti con i chip li hanno introdotti da anni”, mi ha fatto notare l’esperto in materia di tasse e amministrazioni locali. Ah, in Trentino. Da anni. Facendo una rapida ricerca si scopre che la tecnologia Rfid è stata introdotta ormai da molti Comuni. A Venaria Reale ti danno anche i punti da spendere al supermercato o in farmacia se sei virtuoso. A Milano, invece, ci si limita a usare i chip sugli automezzi di raccolta per il riconoscimento e la pesatura. Insomma, a parte il prelievo Irpef elevato recentemente al top, ancora aspettiamo i benefici della Rivoluzione arancione. Ma arriveranno, eh se arriveranno.

rifiuti

Banzai, Tares!

“Ci state chiamando a centinaia. Riceviamo solo telefonate come la sua. Anzi, lei è gentile. La gente è infuriata, spesso parte l’insulto. E non è che si possa dare loro torto: in molti casi è perché hanno comunicato variazioni o segnalato anomalie e sono stati ignorati. Per molti, poi, c’è il problema degli avvisi che riguardano abitazioni lasciate anni fa. Sì certo, è per la Tares“.

Già, Tares. Basta la parola. La nuova tassa comunale che va a sostituire la Tarsu. Sempre di pagare il servizio raccolta dei rifuti si tratta, con in più la quota sui servizi. Sono arrivate nelle buche delle lettere dei milanesi tante buste spedite dal Settore Finanze e Oneri Tributari, via Silvio Pellico 16, a due passi dal Duomo. Un bunker. Impossibile comunicare.

Anni fa si poteva andare a fare, armati di santa pazienza, la coda di ore nella non lontana via S. Tomaso, tra le fermate Cairoli e Cordusio del metrò. Oggi non più. Devi chiamare lo 020202, centralino tuttofare del Comune. Sono loro a subire le sfuriate dei contribuenti per poi prenotare una richiamata “entro 20 giorni lavorativi” (appena) da parte degli uffici.

L’anno scorso io ci ho provato. Mai richiamato, nonostante due solleciti. Così, su indicazione di uno degli operatori dello 020202 con i quali ho fatto amicizia (sono anche addestrati all’assistenza psicologica, pare) ho compilato il modulo online di variazione della dichiarazione malauguratamente erronea per eccesso, dunque a vantaggio dell’Amministrazione, che incassa qualche decina di euro in più dal 2008.

Spedito, protocollato, faxato entro i termini. Niente, tutto inutile. Anche quest’anno i metri quadrati su cui pago la tassa non sono cambiati. Del resto, in tempi di crisi, meglio fare gli gnorri, no? In compenso l’acconto è praticamente pari a quanto pagato un anno fa. Poi ci sarà il saldo, da pagare entro il 30 novembre.

Intanto, per coltivare la speranza, ho chiesto un nuovo codice prenotazione per una telefonata dal bunker di via Silvio Pellico. Mi richiameranno nell’anno della grande stangata? Accetto scommesse.

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Ciao amico, cerco un lavoro

“Ciao amico”. Sole e caldo in una domenica di giugno, nel suq del centro di Milano, dalle parti di via Lazzaretto. Deserto assoluto. “Scusa amico se ti fermo, ma io cerco lavoro”. Ansioso ma cortese, sguardo smarrito. Nordafricano.

Primo pensiero, d’istinto, ma nitido: “Kabobo“. Secondo pensiero: “Se lo snobbo magari la prende a male, se lo ascolto mi faccio agganciare”. Mi sorprendo a svicolare tra rimuginio e fastidio. Però lo sto a sentire. “Sai dove posso trovare agenzia interinale? Io cerco lavoro. Venuto da Reggio Emilia, dove lavoro non c’è. Mi hanno detto: vai a Milano, grande città, là c’è lavoro”.

Chiedo: e come va? Gran sospiro. “Niente. Città è grande ma lavoro non c’è. Io muratore. Stato qui a cantiere Garibaldi stazione, nulla. Andato a Fiera, molti cantieri, zero lavoro. Andato a Rho, uguale. Provato agenzie, tutti mi dicono che momento brutto. Però – occhi al cielo – io un mese che non trovo”.

Pausa, altro sospiro. “Grande problema”. Io dico: “Guarda che ne conosco un paio qui vicino di agenzie, in viale Tunisia e…”. “Già stato, niente, ma adesso molta fame”. Terzo sospiro. “Grande problema”.

Mi spiega che è stato dai francescani ma gli hanno detto che, mi pare di capire, prima deve mettersi in regola con la “residenza”, da Reggio a Milano. Da domani potrà mangiare. Non so se funziona proprio così, ma gli do qualcosa per un panino subito. Mi ringrazia e mentre volta le spalle gli auguro buona fortuna. Perché sento che ne abbiamo tutti un gran bisogno.

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