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“Quisling Letta”. Le politiche dello 0,1% e i populismi

Il nuovo violento attacco a Enrico Letta dal blog di Beppe Grillo non avrebbe bisogno di commenti se non fosse che proprio il premier 11 giorni fa ha concesso un’intervista pan-europea dal titolo: “Combattere i populismi o distruggeranno l’Europa”.

Ora, fondamentalmente sarei d’accordo con Letta. Mi preoccupa parecchio l’avanzata dei partiti xenofobi nel Vecchio Continente. Penso soprattutto al Front National in Francia. E però insistere con scelte di politica economica di pura sopravvivenza non può che offrire spazio alle tesi populiste di Grillo, che oggi dà a Letta del collaborazionista con gli inflessibili creditori di Berlino.

È chiaro a chiunque che giocare con le tabelline sugli 0,1% non cambia il quadro comatoso dell’economia italiana, ormai divisa tra chi sopravvive evadendo le tasse (se ne pizzicano sempre troppo pochi) e chi muore pagandole (un numero crescente di aziende in anossia creditizia conclamata).

L’Italia, benché la sua forza industriale abbia subito in questi anni di crisi una mazzata terribile, è tuttora un grande Paese. Gli accordi europei vigenti vecchi e nuovi rischiano, però, di svuotarla della sua capacità manifatturiera e renderla irrimediabilmente una succursale.

Sono scritti, quei patti, hanno efficacia, sono durissimi e non ci consentiranno mai di ripartire come richiederebbe la situazione. Alleggerire il carico fiscale che grava sulle imprese è l’unica strada, ma non si dica che è un obiettivo conseguibile attraverso manovrino che abbondano soltanto di acronimi (Tuc, Trise, Tasi, Tari…), oltretutto soggette a pressioni inaudite da parte delle stesse forze politiche al governo.

Manca il coraggio, non mi piace pensare ad altre ipotesi. Di questo passo, oltre a rinviare sine die la fine della recessione (le previsioni finora sono sempre state smentite dai fatti) si finirà per spianare la strada a forze politiche estreme. A chi giova?

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#buon1maggio. Ma la commedia la lascino al Bepi

Non poteva mancare neppure il Primo maggio alla collezione di post contro tutto e contro tutti sul blog di Beppe Grillo. Non è mancato, infatti.

«Il primo maggio era la festa dei lavoratori. Ora è la festa dei disoccupati e del concertone a Roma. Chiude un’azienda al minuto, la disoccupazione giovanile “ufficiale” ha raggiunto il 38,4%. L’Italia è diventata una Nazione di cassintegrati, esodati, disoccupati, precari e emigranti».

Puntualmente il comico diventato leader politico ha sciorinato sul suo Tazebao una sequela di battute, pregiudizi, analisi economica e politica sui generis (ovvero in parte aderente alla realtà in buona parte manipolata). Problemi di cui tutti noi siamo perfettamente al corrente, rielaborati per la classica filippica a metà strada fra la politica e l’infotainment, lo schema nel quale in fondo l’italiano medio si riconosce più facilmente.

E quindi, giù randellate. «Il Paese si regge sul nulla. Chiacchiere e inciucio. Il gettito fiscale e Irpef sta crollando per la scomparsa di aziende e lavoratori dipendenti. Il traffico su strada è diminuito in un anno del 34%, gli autogrill sono deserti. L’Italia si sta fermando come una grande macchina colpita dalla ruggine, un componente dopo l’altro, fino all’immobilità».

Poi l’attacco a chi ha lavorato e magari dovrebbe scegliere l’autodistruzione per pesare meno sulle casse dello Stato e quello a chi il lavoro ce l’ha ma rientra nel profilo ormai criminale del dipendente ultraprotetto. «Quattro milioni di dipendenti pubblici, 19 milioni di pensionati, mezzo milione di persone che vive di politica sono insostenibili per un Paese senza sviluppo da 15 anni, con un Pil in discesa libera ben prima della crisi del 2008».

Cose arcinote. E’ ormai chiaro a tutti che il governo appena nato dovrà farsene carico, pena la dissoluzione di un Paese e della classe politica per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Lo ha scritto chiaro e tondo il Sole 24 Ore anche oggi nell’editoriale del vicedirettore Fabrizio Forquet. Ovviamente fa meno ridere, anche se parla di governo Frankenstein.

Grillo, da par suo, ci mette colore mettendo nel pentolone sindacati e industriali (“prenditori di appalti pubblici”, come se la cosa in sé fosse un reato). Tutti brutti sporchi e cattivi allo stesso modo.

Non può mancare, si capisce, la solita gogna dei nomignoli, come l’ha definita Francesco Merlo. Così, il premier Enrico Letta che ha osato chiedere ai parlamentari Cinquestelle di «scongelarsi» e «mescolarsi» diventa «Capitan findus Letta», quello che «promette tagli e ritagli senza alcuna copertura economica». Intanto «in piazza si balla mentre la cassa integrazione sta finendo. Un’allegria di un giorno che ha il profumo forte e rancido del 2 novembre dei lavoratori».

Letta prenda nota, Berlusconi anche. La commedia dell’arte adesso la lascino a Grillo. Definitivamente. Un’altra strada non c’è, altrimenti il prossimo Primo maggio sarebbe meglio non festeggiarlo neppure. Ok, pensate che io creda davvero che lo faranno? Soltanto un po’.

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Ricchi insulti e cotillon (ma brava Lilli Gruber)

Dall’ineffabile Blog-Tazebao del rivoluzionario di Cogoleto. Il nascituro governo? “Ammucchiata degna del miglior bunga bunga”. I giornalisti? “Servi che hanno conservato il posto di lavoro” (anche se, ammettiamolo, non è dimostrazione di ansia da scoop passare dall’elogio del loden a quello del subbuteo). “Capitan findus Letta, lo stoccafisso scongelato”. E vabbé.

Lilli Gruber? “Potrebbe al massimo fare la cassiera in un cinema di periferia”. Questa è sessista (l’avrebbe detta di un “cassiere”?) e certamente irrispettosa verso un mestiere non meno dignitoso di altri.

E non sto a ricordare l’interminabile lista di nomignoli irridenti e cognomi storpiati, da Napolitano Morfeo a Rigor Montis, usati come randelli verso chiunque rappresenti l’establishment o contesti il verbo a cinque stelle.

Ah, c’è anche l’esegeta del capo, che opportunamente (per Grillo) ne diffonde a dovere la visione, visto che è presente (viva la libertà, lui l’espulsione non la rischia) in quasi tutti i talk-show. Alcune perle dal pezzo di oggi. “Letta Benjamin Button“. “L’adagio del ‘ci pisciano in testa e poi dicono che piove'”. “La sensazione che qualcuno ci abbia conficcato ben bene l’ombrello di Altan”.  Vette di letteratura. Con sapiente esibizione di equidistanza, si badi, dal momento che cita sfottente anche “Pisolo Crimi” e “Simpatia Lombardi“.

No, signori. Politica non è vellicare i peggiori istinti, anche quando sussistano tutte le più sacrosante ragioni. Questa non può essere la cifra comunicativa di una forza che raccoglie un quarto dei voti espressi in un paese europeo (civile ancora no, dobbiamo fare un bel pezzo di strada). E’ davvero impossibile, mi chiedo, discutere e criticare a voce bassa e senza offendere?

Penso anche alla pessima deriva di Dario Fo alla Zanzara. La battuta su Brunetta? No, quella è di una tale banalità (la scaletta… all’altezza… il cervello) da ridimensionare ex post, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la portata di un noto premio che spesso ha mostrato limiti e qualche faziosità. Mi riferisco all’indegna battuta su Schifani. Perché con quel “cognome onomatopeico” Fo ha calpestato, oltre agli omonimi in vita, anche la memoria di Vito Schifani, l’agente della scorta di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci. Capito che gaffe?

P.s. Brava Lilli a non usare Ottoemezzo per rispondere al Grillo blog. Grande stile. Certo, qualche domandina vera in più a Monti la potevi fare. Le ha fatte Scanzi, in tv è un ragazzo a modo.

P.p.s. Giuliano Amato, per molti non per tutti “il tesoriere di Craxi per dieci anni”, non è stato tesoriere ma, al più, consigliere economico di Bettino. Tesorieri del partito socialista di allora sono stati Giorgio Gangi, morto due settimane fa, e Vincenzo Balzamo, morto di infarto (al San Raffaele…) prima che iniziassero i processi di Tangentopoli. Correvano i primi anni 90.

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M5S e nomine Cdp. Salvare le imprese o no?

In un intervento sul profilo Facebook la capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi scrive:

“I vertici e i Consigli di Amministrazione di alcune delle principali società pubbliche italiane, come Cassa depositi e prestiti, Finmeccanica, Sace, F2i, Ferrovie dello Stato, Ansaldo, Invitalia ed Enac sono prossimi alla scadenza.

In considerazione del fatto che tali aziende non solo sono partecipate dello Stato, ma sono attive in settori essenziali per i cittadini e strategici per il Paese, il Movimento 5 Stelle chiede che le nomine relative a tali vertici siano effettuate sotto il segno della trasparenza e dell’evidenza di merito.

Chiede inoltre che ci si astenga dall’effettuare nomine in presenza di conflitti di interesse o di pluralità di cariche con altre società pubbliche e private, o in presenza di doppia retribuzione pensionistica.

Il Movimento 5 Stelle sollecita quindi il Governo ad un impegno formale al rinvio delle nomine fino all’insediamento di un Governo legittimato, ed inoltre a riferire in Parlamento riguardo ai criteri, alle procedure ed alle modalità con le quali le nomine devono essere effettuate.

In questo senso il gruppo parlamentare M5S ha richiesto alla Presidente della Camera Boldrini che venga calendarizzata nella prima seduta utile la mozione in materia di nomine dei vertici delle aziende a partecipazione pubblica. L’urgenza scaturisce dalla decisione del Ministro dell’Economia e delle Finanze di anticipare al 17 Aprile 2013 l’Assemblea della Cassa Depositi e Prestiti. La richiesta è firmata dalla capogruppo Roberta Lombardi e prima firmataria Giulia Grillo, insieme ai deputati Daga, Pesco, Nuti, Nesci e Rizzo”.

Lo slancio della cittadina denota l’attaccamento alla nobile causa della trasparenza. Ben venga. Sommessamente, c’è da osservare (non è una forma di personale ossessione, la critica al M5S, sia chiaro) quello che evidenziava oggi il quotidiano per cui lavoro, il Sole 24 Ore.

Titolo: “Perché vanno subito confermati i vertici Cdp“. Succo: “Senza una piena conferma dei poteri e delle deleghe, l’ad Gorno Tempini e il presidente Bassanini non possono in alcun modo mettere in cantiere l’apertura di uno sportello dei pagamenti la cui creazione è cruciale per l’erogazione dei crediti”.

Quindi, ricapitolando: il Movimento 5 Stelle, che ha votato per per la Risoluzione unica parlamentare (quella che ha impegnato il Governo a emanare il Dl per il pagamento dei debiti della Pa alle imprese, documento firmato insieme a Pd, Pdl, Lega, Sel, Cd e Scelta Civica), ora “sollecita il Governo ad un impegno formale al rinvio delle nomine fino all’insediamento di un Governo legittimato”. Mossa che si tradurrebbe, indirettamente, in un blocco dei pagamenti alle imprese. Cioè, in un disastro.

Che poi, a ben vedere, non erano sempre i Cinquestelle, dallo stesso Beppe Grillo a Claudio Messora al professor Paolo Becchi, a dire che il Parlamento può lavorare tranquillamente perché un Governo c’è già?

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Moralità è efficienza

Ovviamente si è sentito forte il botto procurato dall’intervista di Matteo Renzi al Corriere.

Ebbene, capiamoci.

Sul fatto che si stia guadagnando tempo per mettere la bandierina sul Quirinale mentre l’Italia in coma muore, come direbbe Bill Emmott, siamo d’accordo. Che Pier Luigi Bersani si sia lasciato umiliare in diretta streaming da una Roberta Lombardi qualunque è da sottoscrivere. Che gli otto punti siano pastura per i pesci, mentre – dico io – al famoso incontro con i Cinquestelle bisognava andarci con una sintesi concreta e stringente (non le solite metafore iperboliche) è da sottoscrivere.

“Il Pd – spiega Renzi – deve avere un sussulto di orgoglio: via il Senato, via le province, legge elettorale dei sindaci. Una gigantesca operazione di deburocratizzazione, con una grande scommessa sull’online. E un piano per il lavoro, che dia risposte al dolore delle famiglie e alle sofferenze delle imprese”. Tutto molto condivisibile.

Quel che non condivido affatto è “o Pdl o voto subito”. Non passa di qui la via d’uscita dallo stallo. Almeno non senza che qualcosa cambi.

Votare adesso, con questa legge porcata, è contro ogni logica e contro l’amor proprio. Significa volere davvero la fine dell’Italia. Quindi, in mancanza di accordi politici, se proprio non si può avere un governo Bersani di minoranza, meglio dieci saggi (anche se questi pare fossero gli unici col cellulare acceso a Pasqua) che scrivano una bozza di accordo sulla riforma elettorale. Non è una perdita di tempo, se poi si fa. Il Def, tanto, lo scrive il commissario europeo Olli Rehn sotto dettatura di Schäuble e Dijsselbloem.

Capitolo Renzi-Pdl e unica alternativa reale al passaggio precedente. “Io non voglio Berlusconi in galera. Voglio Berlusconi in pensione”. Partiamo da qui. Altrimenti, riflette Matteo, si dice mai con Silvio (scelta politicamente legittima, vista la storia degli ultimi mesi/anni) o lo si “vagheggia in manette”, mentre poi “ci si incontra di nascosto con Verdini”.

Quindi? Sì, Berlusconi (nonostante sia stato l’artefice della rimonta, lo so) faccia un passo non indietro, non di lato, ma avanti, verso il futuro del suo stesso partito. Una scelta encomiabile, tale da gettare le basi per un accordo a termine Pd-Pdl. Un biennio di governo fondato su un programma serio di riforme per rimettere in carreggiata il Paese e, di conseguenza, depotenziare lo tsunami. Pragmaticamente, vedete altre possibilità?

Infine, a quelli che ora danno, secondo me a torto, tutte le colpe al Pd e a Bersani (al quale peraltro ho già suggerito le dimissioni dopo il voto, quindi non devo ripetermi) ricordo solo che il Pdl, invece, vuole tornare alle urne subito proprio per non abolire il Porcellum, perché ragiona in termini di “ora i sondaggi ci danno avanti”. Grillo, il francescano, dovrebbe starci per amor di patria e invece no, perché con il ritorno del Mattarellum o con il doppio turno alla francese rischierebbe di essere fortemente ridimensionato. Capite? Fanno i furbi sulla carcassa della povera ragazza in coma.

“La vera moralità non è solo tagliare i costi; è rendere efficiente quel che fai”, dice Renzi nell’intervista di Aldo Cazzullo. Ecco, questa è la risposta. Ora, cari Pdl, Pd e Cinquestelle, seguano azioni concrete e responsabili.

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Extraparlamentare

Extraparlamentare

“Perché hai votato M5S? Per partecipare a riunioni extra parlamentari di 10 saggi che sono parte del problema?”. Lo chiede sul suo blog Beppe Grillo. Questa è una fra le molte domande di un post spia di una tensione che attraversa e potrebbe mettere in crisi il MoVimento sulla linea aventiniana del leader. Che poi, a ben vedere, è soprattutto lui – a tutto tondo – un extraparlamentare.

extraparlamentare

Politique politicienne contro dilettanti allo sbaraglio

Nel suo ultimo post Beppe Grillo supera se stesso e dimostra in maniera plastica che per guidare un paese non basta essere sufficientemente biliosi.

Primo, Beppe nostro smentisce un’altra volta, quasi in tempo reale, l’incerto portavoce al Senato Vito Crimi. Come dire che uno non vale uno, neanche un po’. Del resto, avete visto un referendum online dei Cinquestelle per decidere come regolarsi su un’eventuale coalizione con il Pd?

Secondo, Grillo torna sulla storia dell’abolizione dell’Irap e conferma di avere problemi con l’aritmetica (figuriamocelo alle prese con il Def, ovvero la Finanziaria).

Terzo, ripete che vanno fatte di corsa le commissioni parlamentari per mettere le Camere in condizioni di lavorare (a dispetto del fatto che abbiamo un governo dimezzato); ma dimentica o non sa che senza una maggioranza chiara le commissioni non possono partire. Consultare #opencamera per credere. In rete, come piace a Beppe.

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Insomma, Grillo vorrebbe governare a prescindere dal saperlo fare. Vi è chiaro? Ita-liàni!

Ps. Per questo ai 10 facilitatori di Napolitano che, in fondo, alimentano la vecchia politique politicienne (quella degli inciuci veri o presunti) avrei preferito un sano preincarico M5S. I pentastellati avrebbero dovuto organizzarsi per una coalizione oppure sarebbero andati a sbattere, come Bersani, e avremmo archiviato rapidamente la pratica. Altro che “Democrazia scatola vuota”.

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Provaci ancora, Jim

Provaci ancora, Jim

“Goldman Grillo”, leggo su HuffPost Italia. E sobbalzo. Nel mio link, che posso condividere grazie a Fabrizio Goria, trovate la nota integrale firmata da Jim O’Neill, mente finanziaria sopraffina. Per capirci, Jim è l’uomo che ha inventato l’acronimo Bric (poi aggiornato a Brics, le nuove potenze economiche Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Oggi è a capo dei fondi di Goldman Sachs, la banca americana d’affari che da tempo governa la galassia e di cui O’Neill è stato capo economista.

Beh, la sostanza è questa. Sembra che improvvisamente Goldman – la stessa che anni fa vendeva derivati truffa ai clienti sapendo che ci avrebbero rimesso (poi, siccome sono potentissimi, hanno beccato una multa maxi ed evitato il processo) –  tifi per la rivoluzione a cinque stelle. Non credo però che le cose stiano proprio in questi termini. Che lo scenario di cambiamento radicale sia più entusiasmante della palude italiana e della crescita zero può essere. Ma che gli auspici di O’Neill coincidano con quelli di Grillo è altamente improbabile.

Il passaggio su cui riflettere (magari O’Neill chiarirà meglio la settimana prossima al Workshop Ambrosetti, sulle rive del lago di Como) è il seguente:

“Italy needs to reform its product and labour markets, boost nationwide productivity and reform”

Mi sbaglierò, ma non sono sicuro che la riforma del lavoro (che serve per dare una salutare scossa alla produttività) a cui pensa Goldman Sachs coincida con il reddito di cittadinanza e il ritorno a un ritmo di vita slow come quello tratteggiato nel programma del Movimento 5 Stelle.

Ve lo immaginate Jim più povero ma più felice? Io no.

JIMONEILL

Grillo Adolf? Baggianate da troll

L'atroce dubbio

E’ soltanto un commento, il quarto più votato, al post “Napolitano. Chapeau!” sul Blog di Beppe Grillo. Magari suona leggermente apocalittico. Magari non ci si crede che un brav’uomo (che in realtà sarebbero due) si trasformi in qualcosa di molto molto pericoloso. Ma le parole, si sa, restano importanti. E certe somiglianze (oltre che certi ricorsi storici, la disoccupazione di massa, per esempio) non fanno che alimentare i dubbi. Però no, dai, non ci credo. Ecco la risposta: l’autore del commento non può che essere un troll.