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Ciao amico, cerco un lavoro

“Ciao amico”. Sole e caldo in una domenica di giugno, nel suq del centro di Milano, dalle parti di via Lazzaretto. Deserto assoluto. “Scusa amico se ti fermo, ma io cerco lavoro”. Ansioso ma cortese, sguardo smarrito. Nordafricano.

Primo pensiero, d’istinto, ma nitido: “Kabobo“. Secondo pensiero: “Se lo snobbo magari la prende a male, se lo ascolto mi faccio agganciare”. Mi sorprendo a svicolare tra rimuginio e fastidio. Però lo sto a sentire. “Sai dove posso trovare agenzia interinale? Io cerco lavoro. Venuto da Reggio Emilia, dove lavoro non c’è. Mi hanno detto: vai a Milano, grande città, là c’è lavoro”.

Chiedo: e come va? Gran sospiro. “Niente. Città è grande ma lavoro non c’è. Io muratore. Stato qui a cantiere Garibaldi stazione, nulla. Andato a Fiera, molti cantieri, zero lavoro. Andato a Rho, uguale. Provato agenzie, tutti mi dicono che momento brutto. Però – occhi al cielo – io un mese che non trovo”.

Pausa, altro sospiro. “Grande problema”. Io dico: “Guarda che ne conosco un paio qui vicino di agenzie, in viale Tunisia e…”. “Già stato, niente, ma adesso molta fame”. Terzo sospiro. “Grande problema”.

Mi spiega che è stato dai francescani ma gli hanno detto che, mi pare di capire, prima deve mettersi in regola con la “residenza”, da Reggio a Milano. Da domani potrà mangiare. Non so se funziona proprio così, ma gli do qualcosa per un panino subito. Mi ringrazia e mentre volta le spalle gli auguro buona fortuna. Perché sento che ne abbiamo tutti un gran bisogno.

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