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La malvagità premeditata di Standard and Poor’s

Il report di Standard and Poor’s

Eh sì, dopo avere letto l’analisi che ha spinto Standard and Poor’s ad avvicinare ulteriormente al livello spazzatura il rating sovrano dell’Italia (un taglietto, per ora, solo quel piccolo segno + davanti alla tripla B) non si può che arrivare a una conclusione: sono cattivi dentro. Ma come, proprio adesso che la luce in fondo al tunnel, fioca magari, si vedeva distintamente? Del resto basta scorrere le prime righe per capire:

“The rating action reflects our view of a further worsening of Italy’s economic prospects coming on top of a decade of real growth averaging minus 0.04%”. Qualcuno può aver frainteso. Non è che quel “further worsening” vuol dire quadro in miglioramento?

Non ha influito, certamente, sul giudizio dell’agenzia la notizia della Cassazione in corsia di sorpasso sulla sentenza Mediaset. Troppo recente. Molto di più hanno pesato i mille distinguo nel governo delle cosiddette larghe intese, i rinvii degli ultimi mesi su Imu e Iva, l’assenza di decisioni definitive e scelte chiare. Ha evitato il peggio, forse, la promessa del premier Enrico Letta di mettere fretta alla P.a. sui pagamenti dell’arretrato alle imprese. “Could contribute to a recovery in investment, particularly during the first half of 2014”.

E adesso? Adesso ci possiamo aspettare altri tagli, scrive S&P’s nel report che boccia l’Italia, già nel corso del 2013 o al più tardi nel 2014, se le cose – come sembra – continueranno a non cambiare in maniera sostanziale. Poi non resterà che il piano Draghi, che si chiami Omt o no. In ogni caso il nostro futuro non dipenderà più da noi. Non manca molto.

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Warnakulasurja non c’era, ecco perché

Ah, adesso ho capito!

Dall’agenzia Ansa di ieri ore 19.30:

“Dopo l’annullamento, da parte della Corte di Cassazione, della sentenza di fallimento della società Micop di Danilo Coppola, l’ufficio della procura non ha riproposto istanza di fallimento in quanto nel corso del processo penale l’imputato aveva versato all’erario le somme dovute dalla Micop e dunque la società non risultava più, dopo tale pagamento, insolvente”.
Lo afferma, in una nota, il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, prendendo spunto dalle notizie relative all’assoluzione dell’immobiliarista romano dall’accusa di bancarotta e da alcuni suoi commenti come “un arresto creato ad arte” ed un “tentativo della procura di Roma di far fallire” alcune sue società, riproponendo la tesi di una persecuzione giudiziaria ai suoi danni.
Nel comunicato Pignatone ricorda che la Micop era stata dichiarata fallita per un debito nei confronti dell’erario di 18 milioni di euro. Al momento del fallimento – è detto nel comunicato – risultava amministrata da tale Warnakulasurja, soggetto indicato da alcuni testimoni come il posteggiatore abusivo nei pressi dello studio di Daniela Candeloro, commercialista di Coppola. “In ragione della irreperibilità di Warnakulasurja sul territorio italiano le notifiche relative al procedimento fallimentare – afferma Pignatone – erano state effettuate con deposito presso la casa comunale. La sentenza di fallimento è stata annullata in quanto, secondo la Corte di Cassazione, l’ufficio fallimentare avrebbe dovuto tentare la notifica anche all’indirizzo nello Sri Lanka risultante dal passaporto esibito da Warnakulasurja al momento dell’assunzione della carica”.
“L’annullamento, per le ragione sopra indicate della sentenza di fallimento della società Micop – conclude Pignatone – ha determinato il venir meno del presupposto del diritto di bancarotta”. Il procuratore della Repubblica di Roma ricorda poi che con recente decreto del gup è stato disposto il rinvio a giudizio di Danilo Coppola e di altri per associazione a delinquere, reati fiscali e per bancarotta fraudolente con riferimento al fallimento di 12 società. L’ammontare complessivo delle distrazioni contestate è di oltre 300 milioni di euro.(ANSA).
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