Popper, la tolleranza dell’intolleranza e la fuga da guerre e dittature

L’intolleranza buonista di questi giorni suscita riflessioni anche nei migliori ed evoca filosofi. Dopo l’intervista del Corriere a Markus Gabriel, che rivela al mondo l’esistenza di una Germania kantianamente cosmopolita, ho letto su una rispettabile bacheca di Facebook una citazione da Popper, secondo cui “dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti”.

Che dire? Se penso di poter sconfiggere il male con il suo stesso strumento, l’eliminazione fisica, finisco per mettermi sullo stesso identico piano del torturatore o dell’aguzzino, per di più illudendomi di essere un benefattore senza macchia. Bene e male sono sinistra e destra (secondo lo schema di qualcuno a una certa festa di partito)? Provate a eliminare la destra populista e xenofoba, resterà un intero con due nuovi poli estremi a sinistra e a… destra.

Per me il dialogo e la trattativa e la mediazione restano l’unico metodo per cercare le soluzioni. Senza mai pensare di essere davvero migliori dell’altro ma cercando di capire cosa ne determina le scelte per trovare punti di incontro e apertura concreti.

In alternativa, per esempio, dovremmo ammettere che gli eritrei in fuga dalla dittatura (ben foraggiata dai governi occidentali nel tentativo di indurre un cambiamento che, ovviamente, se basato solo sui soldi non si verifica) sbagliano a sottrarsi a un atto di insubordinazione, intolleranza e reazione violenta, in definitiva – con ogni probabilità – a una sanguinosa rivoluzione che affermi una rinascita democratica.

Quindi, dovremmo suggerire loro di non comportarsi da codardi e restare per combattere nel loro Paese in nome della libertà. E invece?

P.S. Ecco la citazione completa da “Open Society” di Popper: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza… Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante dagli attacchi violenti degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”. Il punto, nel caso di giovani uomini in fuga da una dittatura (altro è il caso delle famiglie che abbandonano la Siria sconvolta dalla guerra civile) è la scelta o meno della dignità come difesa sacrosanta dell’aspirazione a una società tollerante e ben governata. Le strategie possono essere molteplici e nessuna facile. Il campo delle risposte resta aperto.

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