Il tempo che resta alla Grecia

In a debate ahead of the vote German Finance Minister Wolfgang Schäuble insisted the vote is “not about any change in the program…It’s about offering more time to allow this program to be completed successfully

“Dare più tempo per fare quello che gli diciamo noi”. La citazione del ministro tedesco delle finanze, tratta dal blog Open Europe, illumina sul perché il Bundestag abbia dato il via libera (al via libera sul via libera del via libera, per dire degli infiniti passaggi eurocratici delle ultime settimane) all’accordo fra Eurozona e Grecia che dovrebbe portare entro aprile a un altro accordo, un po’ più definitivo (con tabelle e cifre e obiettivi precisi, non solo una lista di buone intenzioni).

Intesa per un’estensione di quattro mesi, non quattro anni, del piano di salvataggio della ex troika, solo parzialmente annacquato del governo Tsipras, che ha ottenuto più ossigeno al capitolo avanzo primario promettendo di fare la guerra all’evasione fiscale e alla corruzione. Argomenti un po’ vaghi, come ben sappiamo noi italiani, nonostante l’eloquio forbito del ministro delle Finanze, Varoufakis.

A questo punto si può dire: Tsipras non ha mantenuto le promesse elettorali – la marcia indietro su stop a privatizzazioni e negoziazione del debito c’è stata, eccome – e adesso si trova a tu per tu con le prime proteste di piazza e l’opposizione interna di Syriza: 30 deputati orientati a bloccare tutto. Nonostante il debito stia crescendo alla velocità della luce, le tasse – allo stato attuale – siano più evase di prima, il Pil cresca meno del previsto e veda un segno meno davanti (-0,4% nel quarto trimestre 2014).

Due mesi per arrivare a un’estensione di quattro mesi. Con la prospettiva di finire i soldi in cassa già a marzo. L’agonia infinita.

Sono le contraddizioni di un governo di sinistra cosiddetta radicale che vuole tenere il piede in due staffe: la fine dell’austerità nell’euro (nonostante una montagna di debiti che gli Stati non vogliono condonare) e la sovranità nazionale. Il momento dell’orgoglio è stato bello ma è durato molto poco. C’è da chiedersi solo: che film pensavano di essere andati a vedere gli elettori di Syriza e quanto potrà durare ancora? E soprattutto: come potrà mai finire?

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