Un meraviglioso Uber mondo

Comprereste del latte non pastorizzato e non controllato? E quella nuova medicina di cui si dice un gran bene ma la cui efficacia è tutta da verificare? E adesso andiamo al sodo: accettereste un passaggio da uno sconosciuto certi di non correre un rischio maggiore del solito?

Queste e molte altre sono le questioni sollevate dal fiorire della cosiddetta sharing-economy, filosofia un po’ paracula propalata da startup milionarie come Uber, Airbnb o (ancora solo negli Stati Uniti) Lyft. Per queste aziende non aziende (“siamo una piattaforma”, ah ecco) il dipendente è un non dipendente e le normative sul lavoro vanno opportunamente scansate. In compenso le agevolazioni fiscali devono essere prese molto sul serio come anche i quattrini dei business angels. Tutte cose che consentono di minacciare la sopravvivenza di qualsiasi forma di vita precedente, crescere a vista d’occhio e puntare dritti alla quotazione in Borsa.

Ne parla il New York Times. Sarà perché è uno di quei vecchi media destinati a sparire, che non hanno capito ancora come gira il mondo dei più fighi oggi in circolazione. Quelli che hanno ben chiaro in mente come fare montagne di soldi sfruttando legioni di disoccupati strutturali.

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