Electrolux, la Polonia che ancora non c’è

Questa mattina sul Fatto Quotidiano ho notato un titolo, più di altri: “Electrolux, firmato l’accordo azienda-sindacati. Costi tagliati a livelli polacchi“. Nell’articolo il passaggio in cui si fa cenno alla questione della gara a due con la Polonia è il seguente: “Il risultato (dei contenuti dell’intesa, ndr) sarà l’abbattimento di quasi 3 euro l’ora del costo degli impianti, in modo da renderli competitivi con quelli polacchi, come richiesto dall’azienda per non delocalizzare”.

Piccolo particolare, il costo orario del lavoro in Polonia non supera i 10 euro, in Italia siamo sopra i 20. Con i 3 euro non si risolverebbe comunque granché. L’abisso sarà in parte eroso dalla riduzione delle pause, dei permessi sindacali, molto da sostanziosi contributi pubblici (in forma di decontribuzioni, soldi nostri), compreso il taglio extra dell’Irap garantito dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

Evidentemente in campagna elettorale fa anche comodo dire che il Governo (non sto qui a difendere nessuno, non ho ragioni per farlo) firma intese che tagliano i costi a livelli polacchi, volendo fare credere, con qualche malizia, che ci rimettono i lavoratori.

Se si sottolineasse, quindi, con pari enfasi che nessuno verrà licenziato fino al 31 dicembre 2017 e gli stipendi (sia chiaro, in regime di solidarietà) non verranno toccati, si farebbe un miglior servizio a chi legge.

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