Tre quattro motivi di pessimismo e fastidio su Delrio, Tasi, Jobs Act

Dall’intervista di oggi del ministro Graziano Delrio a Fabrizio Forquet, vicedirettoredel Sole 24 Ore, non si trae l’impressione di un governo con le idee troppo chiare (in alternativa ci nascondono qualcosa). L’intervista la potete leggere, a me vengono in mente tre quattro cose.

Primo: siamo all’8 di gennaio, la scadenza mini-Imu è stata già rinviata dal 16 al 24 e ancor oggi i Comuni non sanno quanto dovranno fare pagare ai proprio cittadini fra due settimane. Se non è una Waterloo dello Stato questa (c’è anche la storia degli stipendi degli insegnanti, ma lasciamo stare, se ne parla già molto in giro), ditemi voi cos’è.

Secondo: il gioco delle tre tavolette delle aliquote Tasi, con la libertà ai sindaci di alzarle per poter salvare le detrazioni alle solite fasce protette (in Italia sono spesso quelli che dichiarano poco e niente, vedi frequenti scandali Isee, non solo i veri poveri), porta Delrio a ribadire che alla fine sulla casa si pagherà meno nel complesso, pagherà di più chi ne ha i mezzi. “Questo qualcuno non sarà tra coloro che sono in condizioni più disagiate”, osserva il ministro. Facilmente, però, sarà qualcuno che già paga tutto il resto anche per tutti gli altri. In barba al nuovo corso dei quarantenni al potere. Accetto scommesse.

Terzo: sul costo del lavoro Delrio ripete il manta della giusta direzione intrapresa (il leggendario taglio del cuneo fiscale), salvo non avere la più pallida idea delle cifre da mettere sul tavolo. Come fai a fare sviluppo se non sai mai in (largo) anticipo quanto avrai davvero a disposizione? Forse che i tecnici del commissario Cottarelli sbagliano a controllare a uno a uno gli scontrini di palazzo Chigi invece di mirare al bersaglio grosso?

Quarto: il nuovo mantra, dopo il cuneo fiscale, è il “jobs act”, che non è una legge dedicata al compianto fondatore di Apple, ma una riforma del lavoro e di chissà cos’altro (Renzi dalla Gruber ha pure azzardato una stangata sulle rendite o sulle transazioni finanziarie, al minuto 23…). Ebbene, ri-apprendo dal ministro Delrio che anche a sinistra la flessibilità viene prima di tutto, nei settori strategici poi, altrimenti come si fa a creare occupazione? Salvo che lo stesso ministro sottolinea frasi dopo: “In Germania il credito costa la metà rispetto all’Italia, gli adempimenti burocratici sono stati via via eliminati, il fisco è meno oneroso. Ecco le nostre priorità, sempre con l’obiettivo di creare lavoro”. Quindi, per il governo del Pd prima la flessibilità e poi le riforme strutturali? (quelle faticose per chi governa, ad abbattere i salari si fa prima). Vedremo.

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