In Turchia vanno in piazza a prenderle, da noi sarebbero applausi?

In giugno sfidarono i cannoni ad acqua con miscela urticante al peperoncino per opporsi alla distruzione del parco Gezi e alla re-islamizzazione molto più che strisciante. A dicembre in Turchia tornano in piazza a prenderle forte dalla polizia, questa volta spinti  dalla scoperta della loro Mani Pulite.

Il governo Erdogan cade a pezzi, anche se per ora il capo resta lì, inamovibile, forse perché come certi suoi colleghi si sente legittimato dal voto popolare. La lira si svaluta (qui da noi è il sogno proibito di molti), la Borsa è ai minimi da 17 mesi. L’indignazione, però, prevale sugli inviti alla calma – da noi li chiameremmo moniti – e monta la protesta (quando i turchi protestano sono inevitabilmente mazzate) con richieste di dimissioni del premier. Tutto accade nonostante i metodi molto violenti delle forze antisommossa, che oltre agli idranti non lesinano proiettili di gomma.

Se penso che da noi le piazze si riempiono per difendere a oltranza e applaudire i corrotti e i corruttori anche dopo il terzo grado di giudizio e tutti gli altri vengono dipinti come moralisti parecchio fastidiosi, beh non lo nego, una certa invidia affiora.

turkia_cannone_acqua

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