Obama, Amazon, la fine dei giornali

“Il passato non tornerà”. Lo ha spiegato ieri Barack Obama, con il piglio figo che tutti gli riconosciamo, in un’intervista ad Amazon, diffusa ovviamente online. Il presidente si riferiva alla brutta fine che stanno facendo i giornali locali (ma anche gli altri, i quotidiani nazionali, non stanno poi tanto bene) in America.

Ricordo che poco più di dieci anni fa i guru del settore vedevano proprio nell’informazione locale, di quartiere perfino, il futuro più roseo della stampa. Sappiamo come è andata a finire. I giganti del web, da Google a Facebook, alla stessa Amazon, si sono presi il 60-70% del mercato della pubblicità senza che si osasse parlare di monopoli e concentrazioni. Testate gloriose  escono a singhiozzo o chiudono, lasciando a casa interi staff redazionali.

Dice Obama, citato in un bel post di Will Bunch sul Philly.com: “It used to be there were local newspapers everywhere. If you wanted to be a journalist, you could really make a good living working for your hometown paper. Now you have a few newspapers that make a profit because they are national brands, and journalists are having to scramble to piece together a living, in some cases as freelancers and without the same benefits that they had in a regular job for a paper, What’s true in journalism is true in manufacturing and is true in retail. What we have to recognize is that those old times aren’t coming back”.

Bene. Anzi, no male. Molto male. Il presidente degli Stati Uniti forse più amato e meno criticato regala un ulteriore assist a uno dei tre-quattro big player della rete (tra l’altro nel mirino in Europa perché elude ad arte il pagamento delle tasse) e va in soccorso del modello di business stravincente. Da cui le giuste obiezioni dei librai americani alle dichiarazioni contraddittorie del Potus.

Che poi Amazon sia stata sfiorata dalla controversa vicenda legata al caso Snowden-Prism e alle rivelazioni sul controllo capillare delle informazioni personali riguardanti ogni singolo utente in rete potrebbe essere un altro paio di maniche. Oppure anche no. Sbaglierò, ma non mi pare che, in generale, le conseguenze della certificazione di un sistema di intercettazione globale (giustificata dalla lotta al terrorismo, s’intende) abbia prodotto gli stessi effetti dello scandalo che ha terremotato l’impero delle news di Rupert Murdoch giusto un paio d’anni fa. Ai più è parso normale che quelli che sanno tutto di te lo raccontino senza problemi a un big brother con regolare distintivo.

Meno normale, allora, è che un sincero democratico perda le staffe perché le notizie escono (e casualmente non su Amazon, Facebook o Google) grazie a insider come Snowden o Manning e che finiscano sui giornali. Casualmente, proprio gli old media in via di estinzione (il che pare non dispiacere troppo al Potus), certo per colpe anche loro ma non solo.

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