Coraggio, presidente Letta, l’Europa non ci può cacciare

Mettiamola così. Le acrobazie verbali e contabili del governo (prendo un po’ di qua, sposto un po’ di là e tutto rigorosamente a saldo zero) per farci digerire le prime mosse in materia di economia segnalano che non siamo ancora entrati nella fase irrinunciabile delle scelte tempestive e coraggiose. Perché pretendere che la sospensione dell’Imu sulla prima casa (non quella sulle attività produttive) e la copertura della Cig, oltre che le risorse da trovare per gli esodati e i precari della Pubblica amministrazione – tutte questioni sacrosante, eh? – possano rappresentare la medicina in grado di ridare fiato a un’Italia depressa e disperata, beh questo poi no.

Anche annunciare 100 giorni 100 per le riforme strutturali sui temi fiscali e del lavoro non è la scorciatoia per entusiasmarci. Credo che dopo l’ottimo esordio europeo il presidente del Consiglio Enrico Letta avrebbe dovuto spiegare che l’Italia si apprestava a individuare le quattro cinque aree vitali per l’economia nazionale: per esempio energia, infrastrutture, selezionati distretti manifatturieri, agroalimentare, turismo. E che a quelle, entro il vertice europeo di giugno, avrebbe dedicato un piano strategico miliardario e articolato di alleggerimento della pressione fiscale e incentivi agli investimenti in ricerca e innovazione, attraverso cui porre le basi per il rilancio.

Il vil denaro? Avrei spiegato che non sarebbe stato un problema, perché una nazione del G8 con un Pil da 1500 miliardi e 800 miliardi di spesa pubblica non fatica a trovare 20-30-40 miliardi (applausi al professor Giulio Sapelli) per garantirsi una crescita consistente in capo a qualche anno. E che in ogni caso le spese per investimenti, si rassegnino Angela Merkel e il capo della Bundesbank, Weidmann, non possono andare a incidere sul debito in una fase storica delicatissima, con Giappone, Corea e Stati Uniti impegnati in una corsa alla guerra monetaria che senza opportune contromisure ci spinge nell’angolo (molta Europa, non Berlino) dell’irrilevanza.

La Germania? Olli Rehn? L’Eurogruppo guidato dall’olandese Dijsselbloem? Herman Van Rompuy? Un governo politico serio, forte e con le idee chiare saprebbe come fare. Del resto, mica possono cacciarci…

letta

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