Chile, l’alegria ya viene. E in Italia?

Mi sono imbattuto, l’altra sera, nell’anteprima in streaming di “No – I giorni dell’arcobaleno”, di Pablo Larrain. Storia del referendum che segnò la fine della dittatura di Pinochet. Una vicenda esemplare, raccontata con gli occhi e la fantasia di René Saavedra, il bravo pubblicitario che – corpo estraneo alla lotta politica, ma figlio di un perseguitato – diede la spallata al regime.

E’ un film che parla anche di noi. Parla di un popolo in parte depresso e impaurito, ormai privo di anticorpi, in parte sospeso tra il cinismo e la rassegnazione. E parla della vocazione alla sconfitta di una sinistra che proprio non sa essere unita né proporre un’alternativa di speranza, di allegria, più che di rivincita. E’ sorprendente (anche se fino a un certo punto) vedere come a qualunque latitudine quella certa quota di scettici amanti del dibattito fine a se stesso, dell’interdizione purché si parli del dettaglio più insignificante, dell’opposizione sistematica a qualunque ripartenza sulle idee e i programmi, finisca per spingere nell’angolo le forze del rinnovamento.

Il sabotaggio caparbio e la vocazione alla disintegrazione, per capirci, che ancora una volta hanno consegnato l’Italia mani e piedi a chi l’ha mal governata per diversi lustri.

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