Nigel Farage scuote l’Europa delle sfingi

L’avanzata imperiosa dell’Ukip (United Kingdom Independence Party) alle amministrative in Gran Bretagna riporta in primo piano l’ascesa dei partiti populisti in Europa. Il premier italiano Enrico Letta lo aveva spiegato una volta di più ad Angela Merkel durante la sua recente missione a Berlino. Merkel, ovviamente, ha fatto, fa e farà orecchio da mercante. Almeno fino alle elezioni tedesche del 22 settembre. E’ in buona compagnia. Perfettamente allineate sono le sfingi di Bruxelles, da Herman Van Rompuy (nel video Farage lo strapazza a dovere sottolineando, non a torto, l’esistenza di un clamoroso deficit di democrazia) a Olli Rehn. Irridere i “clown”, come ha evocato certa grande stampa germanica dopo le politiche italiane, non serve. L’Europa dovrebbe scegliere di dare ascolto al grido di dolore dei popoli, puniti da un’austerity insensata (qui le ultime dal Portogallo). L’euro avrà ancora ragione d’essere se l’unione sarà anche fiscale e politica. Altrimenti il ritorno al passato, con le conseguenze economiche e i rischi geopolitici del caso, sarà inevitabile.

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