#buon1maggio. Ma la commedia la lascino al Bepi

Non poteva mancare neppure il Primo maggio alla collezione di post contro tutto e contro tutti sul blog di Beppe Grillo. Non è mancato, infatti.

«Il primo maggio era la festa dei lavoratori. Ora è la festa dei disoccupati e del concertone a Roma. Chiude un’azienda al minuto, la disoccupazione giovanile “ufficiale” ha raggiunto il 38,4%. L’Italia è diventata una Nazione di cassintegrati, esodati, disoccupati, precari e emigranti».

Puntualmente il comico diventato leader politico ha sciorinato sul suo Tazebao una sequela di battute, pregiudizi, analisi economica e politica sui generis (ovvero in parte aderente alla realtà in buona parte manipolata). Problemi di cui tutti noi siamo perfettamente al corrente, rielaborati per la classica filippica a metà strada fra la politica e l’infotainment, lo schema nel quale in fondo l’italiano medio si riconosce più facilmente.

E quindi, giù randellate. «Il Paese si regge sul nulla. Chiacchiere e inciucio. Il gettito fiscale e Irpef sta crollando per la scomparsa di aziende e lavoratori dipendenti. Il traffico su strada è diminuito in un anno del 34%, gli autogrill sono deserti. L’Italia si sta fermando come una grande macchina colpita dalla ruggine, un componente dopo l’altro, fino all’immobilità».

Poi l’attacco a chi ha lavorato e magari dovrebbe scegliere l’autodistruzione per pesare meno sulle casse dello Stato e quello a chi il lavoro ce l’ha ma rientra nel profilo ormai criminale del dipendente ultraprotetto. «Quattro milioni di dipendenti pubblici, 19 milioni di pensionati, mezzo milione di persone che vive di politica sono insostenibili per un Paese senza sviluppo da 15 anni, con un Pil in discesa libera ben prima della crisi del 2008».

Cose arcinote. E’ ormai chiaro a tutti che il governo appena nato dovrà farsene carico, pena la dissoluzione di un Paese e della classe politica per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Lo ha scritto chiaro e tondo il Sole 24 Ore anche oggi nell’editoriale del vicedirettore Fabrizio Forquet. Ovviamente fa meno ridere, anche se parla di governo Frankenstein.

Grillo, da par suo, ci mette colore mettendo nel pentolone sindacati e industriali (“prenditori di appalti pubblici”, come se la cosa in sé fosse un reato). Tutti brutti sporchi e cattivi allo stesso modo.

Non può mancare, si capisce, la solita gogna dei nomignoli, come l’ha definita Francesco Merlo. Così, il premier Enrico Letta che ha osato chiedere ai parlamentari Cinquestelle di «scongelarsi» e «mescolarsi» diventa «Capitan findus Letta», quello che «promette tagli e ritagli senza alcuna copertura economica». Intanto «in piazza si balla mentre la cassa integrazione sta finendo. Un’allegria di un giorno che ha il profumo forte e rancido del 2 novembre dei lavoratori».

Letta prenda nota, Berlusconi anche. La commedia dell’arte adesso la lascino a Grillo. Definitivamente. Un’altra strada non c’è, altrimenti il prossimo Primo maggio sarebbe meglio non festeggiarlo neppure. Ok, pensate che io creda davvero che lo faranno? Soltanto un po’.

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