Non più tanto pazza idea. Italexit

Ricapitoliamo.

Stallo politico totale in casa nostra, grazie a un sistema elettorale, quello sì, certamente impresentabile.

Stallo con l’India e chissà per quanto, visto che per fare uscire di galera i marò ci si è infilati nella strettoia delle intepretazioni su chi viola di più la convenzione di Vienna.

Stallo in Europa (anche se pare che un passo in avanti, proprio ieri, sia stato fatto), dove il copione dell’ultima farsa, scritto ancora una volta a Berlino, prevede una serrata delle banche a Cipro (“temporary bank holiday”) per condurre in porto un prelievo forzoso che ha un solo precedente, quello italiano del luglio 1992 (sappiamo com’è finita). Vero che a rimetterci sarebbero soprattutto ricchi russi, vista la spropositata dimensione dei depositi (19 miliardi di euro, più del Pil della piccola isola mediterranea), ma la terapia scelta per evitare il tracollo delle banche locali, figlio del disastro greco, è quasi peggiore della causa.

Premessa indispensabile: sono un fan degli Stati Uniti d’Europa. Unione politica e fiscale, senza se e senza ma. Farei volentieri a meno di un ritorno alle tragiche divisioni del secolo breve. Ma Europa a tutti i costi, a questi costi, no. L’Europa delle ideone di Commerzbank. L’Europa del capo di una banca centrale grande azionista della Bce (Weidmann, Bundesbank) che sculaccia l’Italia: “Niente aiuti (della Bce!, ndr) senza riforme”.

Italia che, grazie a responsabilità innegabilmente sue ma ormai soprattutto a sterili (anzi, controproducenti) politiche di austerità, versa in stato di asfissia finanziaria: le aziende chiudono a ritmi impressionanti e la disoccupazione è un fenomeno che sta finendo fuori da ogni controllo.

Quindi?

Lo confesso. Comincio a cullare l’idea che presentarsi a Bruxelles (meglio, a Berlino) e agitare lo spettro dell’uscita di Roma dall’euro non sia poi una follia talmente ingiustificata. Per vedere, come diceva Jannacci, l’effetto che fa.

I teorici accreditati dei vantaggi che ne deriverebbero (in misura minore rispetto agli inevitabili severi svantaggi) non mancano. E ricordate quello studio di Merrill Lynch secondo cui alla Germania tremerebbero i polsi all’idea? Per non farmi dare del matto potrei anche citare le prese di posizione del Nobel Joe Stiglitz, quelle contro il sadismo egoista dell’austerity alla tedesca.

Ecco, l’ho detto. Ora fate voi.

Immagine

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s