Euro addio? Ecco quando ho capito che i tedeschi…

Mi viene segnalato da @robertofedi un articolo del Telegraph che fa il punto sul nuovo partito anti-euro in Germania, quello in cui giocano un ruolo fondamentale l’ex presidente della Confindustria, Henkel, e un nutrito drappello di economisti. Frase che salta all’occhio: “The borders run along the ancient line of cleavage dividing Latins from Germanic tribes”.

Ho passato circa due anni in Germania. Ho apprezzato molto, se non quasi tutto. Ma una cosa m’è rimasta impressa sopra ogni altra: l’insuperabile convinzione che i tedeschi hanno di essere i migliori. E l’allarmante tendenza, in caso di problemi, a chiudere le porte a chi tedesco non è, per risolvere la questione a modo loro (ovviamente, è il modo migliore).

La gravità della cosa non sarebbe tale se non fosse rafforzata da una testardaggine leggendaria/mancanza assoluta di flessibilità. Handicap decisivo (a volte tragico, insegna la storia, la loro), quello di non sapere cambiare idea e non sapersi adattare. Può funzionare, l’ostinazione estrema, se sei solo contro tutti. Non funziona mai se devi rapportarti a una comunità che inevitabilmente ti contamina con valori altri e magari, almeno in parte, fecondi anche per te.

Ricordo una vignetta che fotografa alla perfezione questa situazione: tedeschi in vacanza e roulotte disposte a disegnare i confini della Germania (solo in parte sono tollerati i cugini figlio di un dio minore, austriaci e svizzeri). Anche su questo scoglio sta per naufragare l’euro. Come ha ben detto di recente Joseph Stiglitz, la moneta unica rischia di saltare per troppa austerity e deficit di solidarietà.

Il no ostinato alla condivisione del debito si specchia nell’inguaribile senso dei tedeschi per la loro alterità a qualunque costo. E così l’Europa si appresta a compiere un pericoloso passo indietro, dopo 60 anni in direzione ostinata e contraria a quella, disatrosa, dei secoli scorsi.

eurobreak

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